Archivio per Marzo 2009

No mixer input

Dice Paul Kalkbrenner:

My release schedule is slow for a reason. I enjoy success, but little steps are important too. The journey is as interesting as getting there. I like to enjoy every step, moving constantly upwards. I’m not in the studio much. I don’t like music. I prefer silence, or I prefer reading books. I am best when I have no input. I respect people, DJs, who listen to thousands of records and select music to play or inspire them, but I am not like that.

Per parecchio tempo, diciamo tutti gli anni dell’università e buona parte dello scorso anno, ho inseguito dischi, artisti, etichette, una cosa meravigliosa a pensarci ora. Ascoltavo una quantità folle di musica, nel 2008 penso di aver ascoltato qualcosa come 300 dischi tra ep ed lp, qualcosa di più nel 2007 sicuramente, era agghiacciante ma esaltante, mi sono costruito -poco modestamente- basi solide, ho cercato di scoprire sempre di più. Da gennaio a questa parte penso di aver ascoltato circa 30 pubblicazioni, con una proiezione annuale sotto la metà di quanto ascoltato nei 12 mesi scorsi. E mi sento molto bene, lavoro molto ma leggo di più, penso di più alla musica, ascolto molta radio “pop” (Radio Dj) e ogni tanto rubo qualcosa dagli altri che si occupano di musica in maniera completamente differente da come faccio o facevo io. Ho suonato da solo anche molto meno negli ultimi tre mesi (per fortuna c’è altro in ballo), poco mixing e tanto lavoro di gruppo, non ho ambizioni da DMC e fare meglio della maggioranza dei selector mi è sufficiente, alla tecnica bisogna affiancare lo spirito e bisogna coltivarlo dedicandocisi. Venerdì si torna a far della legna grossa, niente In Due e festine private. Villa Serena, via della barca 1, ingresso gratuito, io porto i dischi voi portate la maglietta di ricambio.

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è un volantino civetta!

C.I. confidential

I recently sold a lot of my hardware including a 48-channel Tascam digital desk, 606, SH-101, various modules and FX, etc. I had a Juno-60 which was used a lot in the early days too. I must admit it made my spare room look like the Starship Enterprise at one point, but what’s the point if you’re using only two channels from a laptop soundcard? (Claro Intelecto, in una delle interviste più genuine degli ultimi tempi @ RA)

Could it be house

Sabato scorso, come avevo scritto pochi giorni prima, ho suonato con albi in un localino qui a bolo, tal In Due. In Due è un circolo arci molto carino, ricavato in quello che sarebbe un loft parecchio figo ma che rimane in bilico tra l’estemporaneità e l’arredamento a-casaccio-ma-ethnic-intellettuale-de-sinistra, un baretto mediamente fornito, un po’ da sedersi, qualche divanetto, una scala tres-chic su cui fare chiacchere tres-culturél. Insomma è il tipico locale bolognese dove incontrar gente e fare cose. Lo puoi affittare però, grande storia poter affittare i locali, perciò questo ragazzo lo affitta, ci chiama per chiederci di suonare e nio gli diciamo che si, verremo a spaccare tutto. Per chi non avesse mai avuto il privilegio di poter ballare con me e albi ai controlli c’è una precisazione: andiamo a spaccare tutto in senso metaforico, in verità siamo molto morbidi nonostante l’attitudine ubriacona, ci piace il tiro funk e i volumi giusti: non siamo né i Justice, né qualche merdaiolo fidget house. Siamo i Marshall Jefferson della bassa, dai.
Premesso ciò arriviamo belli come il sole verso le 23 all’In Due, schiacciamo dei cinque e montiamo la nostra postazione preparandoci a tirare avanti qualche oretta. Dovete sapere però che a Bologna c’è Il Terrore, non proprio quello francese, giusto un filo più paranoico, per cui il gestore di ogni locale che chiami a suonare un dj ha una paura tremenda che l’impianto possa, nell’ordine: uccidere persone, far drogare persone, demolire i muri, demolire i muri e assordare i presenti, svegliare il vicinato nel raggio di 3km, votare democristiano. Da queste piccole paure si scatena un meccanismo pari solo alla procedura di scelta delle scarpe negli esseri umani che ci ostianiamo a chiamare donne, questo pensiero segue labirinti mentali e sfocia in rabbia non domabile rivolta verso i due poveracci che stanno dietro al mixer.
Dicevo prima che non amo suonare con volumi improponibili, è vero però che non amo neanche chiedere ad albi “cosa vuoi da bere?” e coprire con la mia voce quello che sto suonando. Per quattro volte siamo stati interroti praticamente senza alcun motivo, di cui due trattati come i peggiori stronzi del pianeta e mi si permetta ma forse “non sarò il primo della lista ma neanche l’ultimo degli stronzi”, essendo di fatto obbligati a mantenere un volume ridicolo per continuare nel djset. Alla quarta richiesta abbiamo deciso che era insostenibile, facendo la figura delle fighette del cazzo forse, ma abbiamo impacchettato nuovamente tutto e abbiamo levato le tende.

Tempo effettivo di djset: circa 30 minuti. Canzoni suonate: 8/9. È record? Mi dicono sia record.

ethno-percussion, quando è si

“These tracks—the ones with ethno-percussion—are the ones that you play in the last hour or last half-hour. That moment when the security guard is in front of you with a look like you’ve already played too much and he’s going to shut you down. That moment when the light guy has turned the lights on and off three times to let you know it’s time to stop. And then you put this record on and everybody gets on the dance floor again and you tell the security guard and the light guy, ‘Good luck.’” (Loco Dice, parlando dell’ep Koma Koma di Radio Slave per Resident Advisor)

Più di un secret show

Se è vero che il secret show è la nuova via della fidelizzazione qui abbiamo deciso di radicalizzare la cosa. Uno show così secret che praticamente è una festa privata ma entrare è una cazzata: dite che siete amici miei o di albi, gli amici dei dj più fighi dei dj.

Sabato 21 @ In Due (vicolo broglio, bologna). Si parte alle 24.

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