Il buono pt.1

29 lug

martyn

3024 è il codice di avviamento postale della città -olandese- dove Martyn vive e produce. Sono almeno un paio d’anni che si parla bene dell’uomo, da quando ha pubblicato l’ep Broken/Shadowcasting, e insomma c’è un motivo per parlarne bene.
Lo chiamavano dubstep, ma è gara dura scindere il suono di Martyn dalla techno, leftfield quando gira su pattern di respiro e detroit quando incomincia a far salire pianoforti e melodie ingrigite. Certo i ritmi spezzati e bassi unti, ma le coordinate sono quelle continentali e non quelle suburbane londinesi, è un riferimento differente che concede a Deykers di andare a parare meno sulle geometrie ritmiche -come Skream, El B o Benga- e più sulla composizione -come Burial, ma più strutturato. Non è Untrue, e forse è per questo che non sta riscuotendo così tanto successo, ma gli va vicinissimo per bontà del prodotto e lontano per sonorità. Great Lengths è la prova di come il dubstep possa essere riempito dei rimandi che più si preferisce, ma in questo caso senza esagerare, con una lievità e una gioia che nessun produttore della scena aveva saputo mettere in campo.

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