L’uomo che sussurrava ai tamarri

house is where my vinyls are

Ho riascoltato Reincarnations di Koze, ne avevo già tessuto inevitabili lodi ai tempi e davvero non so dire di meglio.
Koze è l’uomo che in questi anni ha saputo ridare speranza alla house con quel suono lì, al pop con quel suono lì, ai sogni falliti dell’electroclash e le sue smanie di leggerezza. Se ne sono lette di ogni tra nuovi generi, sfuriate e grandi ritorni, ma dopo aver perso la testa per la seconda ondata minimal, essersi lasciati cullare dai nuovi padrini della house (cfr. Osunlade e Omar-S, il giorno e la notte) ed essere tornati ai suoni analogici della O-Ton, la cosa che più mi ha sconvolto -senza paura di spararla- è come Koze abbia dato vita ad un suono trasversale senza essere svilente per gli appassionati o difficile per i fruitori occasionali. Koze ha fatto nel suo piccolo -”piccolo” dovuto all’esplosione della bolla elettronica e l’aumento esponenziale di microproduzioni infamanti, tra cui le mie- quello che prima avevano fatto i Masters At Work con la house di New York e poi i Chemical Brothers con il suono rave, andando a passeggio mano nella mano di chiunque gli passasse intorno. Il suono di Koze è un suono sereno e appassionato anche quando scava nelle profondità, nei drammi, che non diventa mai autistico come può essere una produzione UR o mai spropositatamente funzionalista come ha -fin troppo- insegnato la M_nus.
Rimango convinto della potenza di tantissimi altri suoi colleghi anche ben più rinomati più o meno giustamente, ma quello che Koze ha fatto sul piano ideologico parallelamente a quello musicale è gigante, non è una pera di vita dentro una scena perlopiù asfittica, è credere che ci sia ancora un mondo dietro ai sorrisi che vedi davanti a te nella pista, che non sia solo roba chimica o ubriachezza, che sia possibile donare gioia e bellezza attraverso la musica. Un po’ come sosteneva quello lì con la faccia da classico nero conciato da festa quando girava i dischi in un garage paradisiaco.

3 Risposte a “L’uomo che sussurrava ai tamarri”


  1. 1 Raibaz Venerdì 13 Novembre alle 2:35 pm

    Standing ovation as always per Koze, ma soprattutto per il post, che dal titolo all’ultimo punto è puro splendore.

  2. 2 lorenzo Venerdì 13 Novembre alle 2:42 pm

    Chapeau!

    Wo die Rammelwolle fliegt è uno dei miei album preferiti :-)

  3. 3 maxcar Martedì 17 Novembre alle 11:17 am

    proprio così

    (leggendo il post poi mi sono detto: ma Koze non doveva far partire la sua etichetta col tipo di Get Physical, Pampa? E allora mi sono andato a cercare la prima uscita: una roba di trombe e trombette, ma almeno la parte iniziale del primo pezzo con il cut-up di tromba o tuba a fare i bassi non è male)


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