Archivio per la categoria 'dubstep & futuredub'

Swagga

Dopo il disco di Shack e un po’ di cose lette da max sono ancora più convinto che “dubstep” indichi ormai ben poco sul piano delle caratteristiche sonore. Rimane un’attitudine di massima a livello di costruzione ritmica (non mi riferisco ovviamente a Three EPs, che fa storia a sé) come ha indicato Sgrignoli in appendice alla rece di 5 Years Of Hyperdub, ma il genere in sé ormai va per una strada che è tutt’altro che univoca. 5 Years è un disco estremamente interessante aldilà della bellezza delle canzoni proprio perchè sintetizza bene cosa è stato il dubstep nelle sue fasi primitive (ma non così primitive come nelle produzioni di El-B/Ghost), da dove viene e cosa aggiunge o sottrae a seconda di chi lo interpreta. È il dubstep della Hyperdub, ci fosse stata una 5 Years Of Tempa sarebbe stata un’altra faccenda.
È un genere fortemente figlio del periodo storico in cui si è sviluppato, di una rinata voglia di lavorare uno con l’altro rubando uno all’altro senza seguire dettami particolari se non una passione spiccata per le sovrapposizioni ritmiche, la creazione più o meno spontanea di serate dedicate, Rinse.fm, i dubstep allstars, un modo di fare sano e operoso. Ma è impensabile che un produttore con il suono di Burial possa essere anche solo accostato ad un altro gigante come Kode9, sono due campi di gioco diversi e basta avere le orecchie, ma mica solo questi due, ce ne sono decine di produttori che diciamo dubstep ma suonano anni luce uno dall’altro. Potrebbe sembrare una scontatezza ma nel mondo techno, sia esso minimal, deep oppure dub c’è una maggiore comunanza nella costruzione e nelle suggestioni trasmesse, vuoi perchè più storicizzato (dio!), vuoi perchè è una musica che ancora oggi mantiene al suo interno un certo bisogno di funzionalità legata a certi scopi. Il dubstep ha incominciato a vivere la stagione dei dj tool solo da poco tempo.. Ma dubstep è stato anche quel suono che ci suggerisce 5 Years, ed è un raggrupamento forzato sempre più ogni giorno che passa, ogni uscita che pubblicano. L’esperienza Skull Disco, Skream+Benga, Vex’d o Boxcutter, li mettiamo insieme ma non ci azzeccano quasi più nulla uno con l’altro. Ed è fighissimo!

Siamo intenti ad esternare

How Could a Village Turn Into a Town è il nuovo disco dei chiaccheratissimi My Awesome Mixtape. Sulle pagine di Ink se ne è già parlato abbondantemente e non sta a me dirimere la questione “gruppo myspace\bravura reale\sticazzi!” che circonda la band fin dagli esordi (bei tempi!), quello che vengo chiamato a fare invece è allietare le finissime orecchie del pubblico del Locomotiv per l’aftershow dei MAM in occasione del party per la pubblicazione del disco. Perciò venerdì sera in compagnia del fidatissimo Albi nella veste ufficiale di Teppa bros faremo girare un po’ di dubstep e techno spatolata, ma non sarà la solita roba due dj-quattro dischi-un mixer, ci portiamo dietro un po’ di giochini per condire tutto quanto e anche un paio di MC che non guasta. Londra non è mai stata così vicina.

P.S. noi si inizia verso mezzanotte e qualcosina, ad occhio e sentimento. Però l’evento sarà anticipato dalla gustosissima arte culinaria di Maolo aka My Awesome Kitchen. A buon intenditor poche parole e una forchetta. Siate precoci.

Il buono pt.1

martyn

3024 è il codice di avviamento postale della città -olandese- dove Martyn vive e produce. Sono almeno un paio d’anni che si parla bene dell’uomo, da quando ha pubblicato l’ep Broken/Shadowcasting, e insomma c’è un motivo per parlarne bene.
Lo chiamavano dubstep, ma è gara dura scindere il suono di Martyn dalla techno, leftfield quando gira su pattern di respiro e detroit quando incomincia a far salire pianoforti e melodie ingrigite. Certo i ritmi spezzati e bassi unti, ma le coordinate sono quelle continentali e non quelle suburbane londinesi, è un riferimento differente che concede a Deykers di andare a parare meno sulle geometrie ritmiche -come Skream, El B o Benga- e più sulla composizione -come Burial, ma più strutturato. Non è Untrue, e forse è per questo che non sta riscuotendo così tanto successo, ma gli va vicinissimo per bontà del prodotto e lontano per sonorità. Great Lengths è la prova di come il dubstep possa essere riempito dei rimandi che più si preferisce, ma in questo caso senza esagerare, con una lievità e una gioia che nessun produttore della scena aveva saputo mettere in campo.

Lyrical tempo

XLR8R tv si conferma come una della risorse più importanti per vedere, ascoltare e capire cosa succede nella testa degli artisti. Un paio di ascolti per entrare nel mondo della pronuncia masticata di Kode9 valgono l’impegno.

Un film di genere

Giorni di vacanza: Dimitri From Paris con un triplo sulla disco\dance anni ‘80 dubbata, il nuovo ep -Pale Horses- di Moby con un take ultra di Gui Boratto dopo il suo disco bruttarello, Patrice Scott con Far Away di gran classe e la compila Tectonic Plates vol.2 con un sacco di figatissime dubstep (Skream, Benga, 2562, Pinch, Martyn & co.) e un bel mix dello stesso Pinch nel secondo disco. Ma pure un po’ di suore negre vestite pure bene non è che ci sta male.

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