Until Then, Goodbye è l’atteso album di Lawrence. Lawrence è l’autore di Miles, uno degli anthem house di più larga diffusione negli ultimi 12 mesi. E non ne ho mai fatto mistero: mi piace tantissimo. Lawrence è anche uno che ha esordito con un disco su Dial. Ha esordito sette anni fa, ok.
Until Then, Goodbye è l’atteso album di Lawrence e suona come suonerebbe una roba downtempo pubblicata da Warp negli anni in cui il downtempo un po’ elettronico era lì darsi i bacini con l’ambient e potevi venderlo al mercato della frutta. Poi è passato -diciamo per fortuna- di moda e quelli che lo professano ora sono nell’ordine: insegnanti di Yoga, insegnanti di Pilates, ambulatori medici con filodiffusione. Epperò senti come è bello con le sue venature deep house, parte anche qualche conga che fa tanto Osunlade senza tutto quel sesso che ci mette Osunlade, c’è lo xilofono, c’è il pezzo con il charly che rimane ingrippato e tutte le storielle attorno, il midtempo spatolato. C’è la doppietta In Your Eyes e Miles che ti ricordano che in fin dei conti il ragazzo fa roba che tu suoneresti in un’ideale discoteca mentre tutti si eccitano nell’estasi suprema dell’amore. Poi ci stanno pure altre quattro canzoni di cui una da otto minuti ma diciamo che il copione è quello sopra e ci siamo capiti.
Eppure suona bene e mi piace pure, ha quel feeling da “sient’ quant’è buono o’cafè” che alla fine dei giochi proprio non posso dirgli che rompe i coglioni.
Per il momento, bella lì.






murato!