Archivio | novembre, 2006

Detroit calls home

28 Nov

Se c’è un movimento di cui mi dichiaro fanatico, pure con un filo di orgoglio snob, è quello della Detroit techno. Quella scuola, quel modo di intendere la techno tutto particolare, proprietà dei neri, che in europa non attecchì mai da un punto di vista produttivo ma che continua ancora a deliziare le orecchie di tantissimi.

Ci sono tanti capolavori che andrebbero citati, dalla prima ondata con Atkins a partire dal 1985 fino all’Underground Resistance passando per Derrick May e il suo Innovator. Ma è di una cosa vecchia e recente assieme di cui voglio parlare, una compilation che esce a nome Galaxy 2 Galaxy, ennesimo moniker di sua eminenza (oscura), “Mad” Mike Banks, uno dei tre titolari della mai doma UR.
Galaxy 2 Galaxy – A Hi Tech Jazz Compilation se dovesse mai essere il primo acquisto o il primo ascolto in tale ambito sarebbe come chiedersi che effetto fa una canna e comprarsi dieci euro di white widow: l’inizio migliore. Un inizio così buono che sarebbe fuori fuoco, perchè Mad Mike produce techno, ma è una techno che flirta con il jazz e il soul, pur non disdegnando di schiacciare l’acceleratore come in Nation To Nation (che respira comunque su una cavalcata di piano), ma che si distingue da tutto ciò che venne prima e da ciò che si produce ora, gli unici accostabili sono proprio quegli artisti nati e cresciuti grazie a lui nell’Underground Resistance, Drexciya e Dj Rolando su tutti.

E così esce A Hi Tech Jazz Compilation, che raccoglie brani già sentiti ma in versioni che aveva forse solo la mamma di Banks, ed altri meravigliosamente conosciuti, uno dietro l’altro con precisione millimetrica, pignolo come sempre, a costruire una panoramica sulla sua techno, una musica intelligente ed elegante, spoglia della sfrontatezza confusionaria che ha assunto in questi ultimi anni (un po’ per colpa di dj come Tiesto, un po’ per colpa delle esigenze del pubblico). Rimane una testimonianza di quasi venti anni di attività, raccolti e compilati in un doppio box dalla solita copertina rigorosa.
È bellissimo e non poteva essere altrimenti.

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Fortissimamente agendina del chissenefrega

25 Nov

Considerato che tutto il mondo è pop, mi preme sottolineare che il concerto dell’1 giugno a Milano di Justin Timberlake costa la modica cifra di 57€ in poltronissima. Dicono che con Visa gold puoi.
Il concerto del primo dicembre dei Supersystem al Covo di Bologna è stato sostituito con il concerto dei Tunas. Mi vien voglia di comprare il biglietto per Timberlake.
Vero che non vi state perdendo l’uscita delle graphic novel con Repubblica? Guardate l’elenco delle uscite, vi siete persi i primi tre capolavori, comprate almeno i prossimi e ordinate questi. Nell’avvenire attenzione a Igort e Gipi.
L’electribe è uno strumento fantastico, potente, versatile, ma è una droga. Occhio perchè A.D.E. (Another Digital Ensamble) sta arrivando con il suo carico di progetti.
Luttazzi is coming (a gennaio @ Bologna).

Ma ora, pausa.

La sconosciuta

25 Nov

Torno ora dalla visione, occhio agli spoiler.
Ho letto molto di questo film prima di sedermi sulla poltroncina, ho seguito Tornatore da Fazio, lo seguo da molti film nonostante tutto. Sarà che il Cinema Paradiso è la storia che ognuno di noi vorrebbe…
C’è chi dice “troppo di tutto”, non so se intenda un tutto emotivo, ma almeno per me è stato così. C’è troppa angoscia, una tristezza abissale nell’attraversare il dramma precedente, presente e futuro della protagonista. Una storia bella perchè orribile, cose che succedono davvero, nove parti, torture, una solitudine vera, una miseria interiore da cui si vuole solo scappare, a costo della vita propria e degli altri. Si perde di valore e ci si attacca all’unica cosa che ha acquistato un senso seppur lontano da te, alla cerca di una figlia che chissà come è finita lì, di quell’ultima prima della sterilità. Le botte, le continue botte…
Non c’è un cazzo da fare, è un film pesante, ma non macchinoso, pieno di svolte ma non assurdo o visionario, la storia è lì che si fa guardare. Conquista per come si racconta, Tornatore si muove con stile, non fa pesare anche la regia, anzi molto spesso gioca con i colori, con i tagli, ed un montaggio veloce ed irrequito con i continui flashback.
E poi non è sua figlia porca puttana. Ci son rimasto male, era tanto che non vedevo un film preso da un tale trasporto emozionale

Lo so, sto postando decisamente troppo.

We are the robots

24 Nov

Lo dicevano i Kraftwerk, ma forse non è così. Sta diventando vero il contrario, ovvero robots are like us, perchè è stato inventato un robot che impara a muoversi diversamente dopo essersi “fatto male”. Facile, penserete, ma quante volte con un braccio o un ginocchio rotto abbiamo imparato a muoverci diversamente? Ovviamente metere a terra un braccio per deambulare come una mezza scimmia mi parrebbe illogico, però non è comunque cosa da poco.

In tema di tecnologie per la serie “videolesi”: schermo da 60″, nuova console Wii della Nintendo, ti innervosisci per il videogioco e lanci il telecomando verso il tv. Lo rompi. La risposta è: si, sei un mongolo. Peccato non ci sia il video.

Exciting for the deaf!

23 Nov

Ho messo online a questo indirizzo (basta seguire le brevi e facili istruzioni per scaricarlo) un mio breve djset. È minimal techno, perciò può farvi impazzire tanto quanto cacare. A me piace molto, era tanto tempo che non suonavo così e ne vado molto fiero. Spero gradiate, in ogni caso anche se vi farà schifo, mi raccomando, ditemelo, perchè i complimenti servono sempre a poco se non ad alimentare (il già smisurato) ego.

Questa la playlist:
01 – Fairmont – Gazebo
02 – Nathan Fake – The Sky Was Pink (Martinez Remix)
03 – Trentemoller – Sunstroke
04 – Ricardo Villalobos – My Life Without a Wife
05 – Yoshimoto – Do What Ya Do (Trentemoller RMX)
06 – Mossa – Bucolik
07 – Mossa – Slavery When Wet (Ben Neville RMX)
08 – Booka Shade – Body Language
09 – Audion – Mouth To Mouth
10 – Magda – Staring Contest
11 – Hearthtrob – Hot Sugar Candy Apple Taffy
12 – Cabanne – Dawn
13 – Trentemoller – Minimal Fox
14 – Marc Houle – Simpler
15 – Yankee Hotel Foxtrot

Cielito Lindo

20 Nov

Qualche giorno fa la scorsa settimana otto e 1/2, programma post-cena di Giuliano Ferrara, ha avuto ospite una persona che ritengo tra le menti più brillanti e belle, genuinamente belle, del panorama musicale italiano: Giovanni Lindo Ferretti.
Perchè Ferretti va a parlare da Ferrara? Perchè da qualche anno a questa parte, Lindo, ha avuto un cambiamento di rotta. Ha scoperto dio, la fede. Un percorso mutuato dal passato, da dei CCCP nomen omen a PGR, Per Grazia Ricevuta, attraversando con i CSI la sua manifestazione artistica a mio avviso più alta. Ma non è la sua storia musicale che ha portato in video da Ferrara, bensì la sua storia umana di questo momento.

Giovanni Lindo Ferretti, anima e ragione amata da moltissimi, dalle recenti cronache risulta sopravissuto ad una malattia (ora non saprei quale, forse non l’ha neanche detto, poco importa) che lo ha condotto vicino alla morte, prima di essere sconfitta. Andare vicino alla morte prendendone coscienza, seguendo il percorso di una malattia che logora giorno dopo giorno come può essere un grande male del genere, è un’esperienza tra le più intense e segnanti. Seconda solo alla morte stessa, di cui non abbiamo testimonianze dirette, e alla prima scopata come dio comanda.
Arrivare a vedere la fine dei propri giorni e tornarsene indietro, dicevo, è un’esperienza che necessariamente modella a nuova forma chi la vive. Inutile stare qui a scomodare casistiche, ma per linee generali nel nostro momento storico, di grande decadenza sia economica che culturale, si ha una tendenza ad avvicinarsi agli archetipi per rifuggire lo spavento, o meglio, per trovare una quiete “facile”. Archetipi che in questo caso si trovano nella religione cattolica, cattolica come la sua famiglia a cui lui si è riavvicinato dopo anni.
Qualcuno aveva detto che si è “ammattito”, e non è una cosa distante dalla realtà. Ferretti è un uomo, seppur molto intelligente, e come tale si è comportato davanti alla cosa che più può spaventare un essere umano: molto semplicemente avendo paura e cercando qualcosa che lo aiutasse ad uscirne fuori.
Per chi l’ha visto da Ferrara credo rimanga ancora una persona di grande impatto comunicativo, e alle quali idee seppur non condivisibili si può sempre dare ascolto con piacevolezza, avendo qualcosa su cui riflettere una volta spenta la tv.
Non ha tradito nessuno perchè non era in dovere verso nessuno, ha solo salvato sé stesso.

(too) Long Playing

17 Nov

È da qualche tempo che ci penso, diciamo che è una sega mentale che periodicamente torna a farsi vedere, ma molto spesso ascolto un disco e penso “uff, quanto dura…”. In realtà questa frase potrebbe essere tranquillamente vincolata alla cattiva qualità del disco stesso, ma è un pensiero che mi attanaglia anche verso quei dischi che, pur piacendomi, sono difficili da concludere in una sola sessione d’ascolto. Non ho mai nascosto la mia preferenza per l’easy listening, per le belle melodie e un’attitudine pop, non imputo quindi alla difficoltà musicale della proposta questa idiosincrasia verso i dischi lunghi, è che semplicemente una formula, se diluita in 50/60 minuti diventa stucchevole. Colpa del cd, su vinile queste cose non succedevano, si dirà. Non è vero, doppi, tripli, quadrupli vinili si sprecano, è che semplicemente alle volte si sbrodola, si preferisce calcare la mano piuttosto che giocare sull’immediatezza, su una selezione “spaccaossa”, che racchiuda tutto quello che c’è da dire in poco tempo. Quaranta minuti sono una gioia infinita, ci si può sguazzare allegramente, perchè andare oltre? Questa tendenza è figlia soprattutto dei nostri giorni, laddove i singoli sono un’arma di penetrazione notevole e si debba spolpare il più possibile l’album, e dove si pensa troppo spesso che il proprio operato valga ben un cd intero, mentre il povero ascoltato gurda lo schermino dello stereo e pensa: “ancora 4 canzoni?”…