Detroit calls home

28 Nov

Se c’è un movimento di cui mi dichiaro fanatico, pure con un filo di orgoglio snob, è quello della Detroit techno. Quella scuola, quel modo di intendere la techno tutto particolare, proprietà dei neri, che in europa non attecchì mai da un punto di vista produttivo ma che continua ancora a deliziare le orecchie di tantissimi.

Ci sono tanti capolavori che andrebbero citati, dalla prima ondata con Atkins a partire dal 1985 fino all’Underground Resistance passando per Derrick May e il suo Innovator. Ma è di una cosa vecchia e recente assieme di cui voglio parlare, una compilation che esce a nome Galaxy 2 Galaxy, ennesimo moniker di sua eminenza (oscura), “Mad” Mike Banks, uno dei tre titolari della mai doma UR.
Galaxy 2 Galaxy – A Hi Tech Jazz Compilation se dovesse mai essere il primo acquisto o il primo ascolto in tale ambito sarebbe come chiedersi che effetto fa una canna e comprarsi dieci euro di white widow: l’inizio migliore. Un inizio così buono che sarebbe fuori fuoco, perchè Mad Mike produce techno, ma è una techno che flirta con il jazz e il soul, pur non disdegnando di schiacciare l’acceleratore come in Nation To Nation (che respira comunque su una cavalcata di piano), ma che si distingue da tutto ciò che venne prima e da ciò che si produce ora, gli unici accostabili sono proprio quegli artisti nati e cresciuti grazie a lui nell’Underground Resistance, Drexciya e Dj Rolando su tutti.

E così esce A Hi Tech Jazz Compilation, che raccoglie brani già sentiti ma in versioni che aveva forse solo la mamma di Banks, ed altri meravigliosamente conosciuti, uno dietro l’altro con precisione millimetrica, pignolo come sempre, a costruire una panoramica sulla sua techno, una musica intelligente ed elegante, spoglia della sfrontatezza confusionaria che ha assunto in questi ultimi anni (un po’ per colpa di dj come Tiesto, un po’ per colpa delle esigenze del pubblico). Rimane una testimonianza di quasi venti anni di attività, raccolti e compilati in un doppio box dalla solita copertina rigorosa.
È bellissimo e non poteva essere altrimenti.

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4 Risposte to “Detroit calls home”

  1. diandra giovedì 30 novembre a 2:13 am #

    pensa, ti piacerebbe un sacco il commesso.
    oggi sono entrata al negozio e dopo un po’ che si parlucchiava, SBAM, mi sbatte praticamente in faccia questo disco.
    senza un perchè.
    e lo mette su e ci gode un sacco, un sacchissimo.

  2. bebo venerdì 1 dicembre a 1:38 am #

    Devi scoparlo per forza.

  3. dottlenz sabato 2 dicembre a 10:31 am #

    L’ho messo in Download aspettando di aver tempo anche di fare la pipì… ogni tanto… Ah nel mentre sono incredibilmente riuscito ad ascoltare il tuo set… sei una conferma! Eppoi Villalobos ora è il mio Booka Shade invernale; cioè sarà quello che Body Language è stato quest’estate, una DROGA… si lo so, arrivo sempre dopo la puzza

  4. bebo sabato 2 dicembre a 9:08 pm #

    Vecchio l’importante è arrivare. Sai quante cose c isi eprde con la fretta? Troppe.
    Questo disco è una roba, Lenz, a cui devi dar tempo, ricordatelo.
    Di Villalobos scarica tutto.

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