Archivio | dicembre, 2006

Between gutters and stars

27 Dic

(Mi accorgo ora di aver saltato il buon Teebee, ed ho evitato volontariamente le pippe socio-culturali, puntando solo sulla musica vera e propria. È lungo, ma spero sia anche utile)

Rupert Parks aka Photek e Clifford Price aka Goldie rilasciano i loro debutti entrambi nel 1994. Il sound, primitivo e piuttosto ingenuo, è la magnificazione di un movimento underground nato nei rave anglosassoni all’inizio degli anni ’90, un suono che si è strutturato dalle frequentazioni dei primi party techno e dalle posse attive nel territorio. Un esempio secondo me molto fedele di questa contaminazione è Music For The Jilted Generation dei Prodigy, che fotografa ottimamente come i due mondi potessero fondersi in questo strano techno-breakbeat (e se proprio vuoi sentire della qualità ascolta i primi lavori dei fondamentali 4Hero).
Beh dicevo, Price rilasca il suo primo 12″ nel 1994 in contemporanea con Photek, release che sanciscono “ufficialmente” la nascita della jungle\d’n’b, un suono torrenziale di percussioni che colpisce e segna a fondo tutti i producer dell’epoca. Goldie con Timeless (1995) approda al suo primo LP che è il bignami di tutti i dj d’n’b che stavano nascendo, invecchiato malissimo rimane comunque un’opera mirevole e “seminale”. Lo stesso discorso vale per Modus Operandi di Photek ma con uno stile sensibilmente diverso. Se Goldie era un fiume in piena Photek è una ripida di montagna, fermate e ripartenze ed influenze spiccatissime dall’elettronica ambient e minimale dei Future Sounds Of London.
Ma loro due sono la punta dell’iceberg.
Roni Size, J Majik, Adam F, Dj Fresh, Tech Itch e Klute sono coloro che hanno preso le intuizioni di Photek e Goldie e hanno creato la drum’n’bass che ha spopolato per diversi anni sul finire dei ’90s. Size & The Raprazent erano un collettivo, così raccontano le cronache, che dal vivo non lasciava tempo per respirare, proponendo una jungle che ha fatto scuola (Pendulum e Concord Dawn su tutti); Adam F, Fresh e J Majik (quest’ultimo tra le fila della Metalheadz) stavano rodando quel tipo di d’n’b che sarebe poi diventato il cavallo di troia alla conquista dell’America, step duri e cupi, ritmiche serrate e melodie acide erano la ricetta. E poi Klute e Tech Itch.
Il primo è il figlio legittimo di Photek, classe sopraffina, fiumi sonori leggeri come un foglio ma che sprizzano ritmo da tutte le parti lo hanno portato presto all’onore delle cronache grazie al LP di debutto “Casual Bodies” del 1997, cominciando a definire nuove coordinate per la drum”bass inglese che verranno poi suggellate nelle produzioni dell’etichetta Commercial Suicide, autentico punto di riferimento assieme alla Metalheadz per questo suono.
Technical Itch, a cui dedicai tempo fa un thread sul vecchio forum, è un autentico “outsider”, è il produttore che nessuno vorrebbe mai incontrare nella propria carriera. Mark Caro è, a mio avviso, quello che ha portato alla definitiva maturazione la jungle\drum’n’bass, spostandone i confini verso maggiori velocità e rtmicità mantendo l’impianto mentale “intellettualoide” che Photek aveva partorito. I primi 12″ pubblicati per la Moving Shadow di Playford sono una netta presa di distanze da tutto ciò che si produceva in Inghilterra in quel momento, ma è Diagnostics la vera emancipazione. Un disco violento e cupo, che annulla l’idea di torrenzialità espressa precedentemente a favore di un hardstep secco e imbastardito da syntetizzatori stranianti e aperture ambient. Dopo questo disco, chiunque non suonasse così inferocito suonava vecchio.
Dal 1999 di Diagnostics la d’n’b è profondamente mutata, gli inglesi hanno subito sempre più colpi da parte della scuola americana, il primo a seminare questa musica in America è stato Damian Higgins, ben più noto come Dieselboy, un produttore poco ispirato e uno dei dj più importanti della scena. La pietra miliare americana è quella 6ixTH Session che, con la sua ora abbondante di mixing, scopre talenti e mostra un lato oscuro della d’n’b, figlio delle intuizioni di Tech Itch (presente nella compilation) fa sfoggio di suoni violenti e duri, un’ininterrotta violenza sonora che seguendo l’indicazione di Caro riordina tutto ciò che era stato detto e fatto in precedenza.
Dalla 6ixTH Session sono nati ed esplosi una vastità di artisti, specie negli USA e nel nord Europa.
I più rappresentativi di questi ultimi anni sono certamente Futurebound, Black Sun Empire ed Evol Intent. I BSE con il loro Driving Insane hanno creato un vero e proprio culto attorno alla loro personale etichetta, grazie a sonorità decisamente “psichedeliche” per le quali è nata la definizione di “neurofunk”. Lo stesso vale per gli Evol Intent, esponenti di una drum’n’bass molto spesso viicna al drill’n’bass (da cui dichiaratamente traggono ispirazione) denominata grindstep proprio per la violenza e la durezza delle composizioni (vedi anche Counterstrike ed Eye-D).
In Italia è stato un genere sempre di nicchia, che negli anni scorsi ha vissuto grandi periodo di magra e la cui scena live è praticamente scomparsa eccezion fatta per alcune oasi come il Link di Bologna, attorno a cui stanno gravitando nuovi produttori e dj molto validi.

La mia personale “lista della spesa” in proposito (in ordine casuale):
Technical Itch – Diagnostics [Moving Shadow, 1999]
Technical Itch – Generation / Viking (12″) [Moving Shadow, 1999]
Technical Itch – Immortal Soul EP (2×12″) [Tech Itch Recordings, 2002]
Klute – Casual Bodies [Perception, 1997]
Klute – Fear Of People [Certificate 18, 2000]
4 Hero – In Rough Territory [Reinforced Records, 1991]
4 Hero – Parallel Universe [Selector, 1995]
4 Hero – Two Pages [Talkin’ Loud, 1998]
DJ Fresh – Monsoon / Retrostatic (12″) [Piccasso, 1994]
Photek – Modus Operandi [Astralwerks, 1997]
Photek – Form & Function [Astralwerks, 1998]
J Majik – Slow Motion [Infra Red, 1997]
J Majik – Love Is Not a Game [Defected, 2001]
Adam F – Clours [Astralwerks, 1997]
Dillinja – Cybotron [FFRR, 2001]
Goldie – Timeless [FRRR, 1994]
Roni Size & Raprazent – New Forms [Talkin’ Loud, 1997]
Dieselboy – The 6ixTH Session [Palm Pictures, 2000]
Black Sun Empire – Driving Insane [BSE, 2004]
Pendulum – Hold Your Colours [Breakbeat Kaos, 2006]
Evol Intent – Police State EP (12″) [Renegade Hardware, 2005]

P.S. Su AAB è uscito il nuovo puntatone di Umberto Veritas. Succulento!

Annunci

Because we are your friends!

22 Dic

È un gran marchettone, peraltro non richiesto e non pagato ma, mentre elaboro tesi sulla mia percezione della techno, vorrei sottoporre all’attenzione di tutti mr. Eye D, dj e producer d’n’b, amico stretto dei Black Sun Empire ed Evol Intent, collaboratore con Counterstrike (e già…) Noisia e, nondimeno, mezza unità operativa degli Outside Agency: duo hardcore di estrazione Kid606-iana meno schizofrenici e più rasenti all’idea di un treno in faccia. Ecco, se ve la sentite, ascoltate il materiale dal suo MySpace perchè merita.

Agendina del chissenefrega

16 Dic

Poi uno si chiede perchè è nato il giochino “mammeta“…
Mia madre, sollecitata dal bombardamento televisivo pre-natalizo, si è accorta che la casa senza alcuna decorazione in tema con l’avvento del bambin Gesù proprio non poteva starci. Armata di palline colorate, festoni rossi e gialli, s’è messa ad addobbare ogni qualsivoglia tipo di mobilio ed infisso. Giunta alla fine dell’opera si accorge che manca qualcosa: l’albero! Ma l’albero quest’anno proprio non sappiamo dove metterlo, e le dispiace. Pensa un minuto, pensa due minuti, le viene l’illuminazione: addobbiamo il ficus benjamin che c’è in salotto! E fu così che in casa Guidetti c’è il ficus benjamin di natale, in culo a Green Peace.

Not so happy to be sad

12 Dic

Sono contrario all’eutanasia, laddove l’eutanasia viene considerata interruzione improvvisa delle cure. Non trovo moralmente accettabile che un medico debba portarsi il fardello della mia morte staccando una spina. Un medico è lì per curarmi e per farmi morire con dignità, anche sua.
Sono favorevole al suicidio assistito, una forma di eutanasia che segue un percorso di graduale diminuzione delle cure, portando il malato ad evitare sofferenze durante l’agonia della morte e al medico di seguire con il paziente questo processo e di accettare l’idea della morte di esso.
Welby forse riuscirà a farsi staccare la spina, sono sinceramente contento per lui perchè nessuno può essere obbligato a non vivere in quelle condizioni, però il medico che eseguirà la sua richiesta si ritroverà dentro un paradosso decisamente strano: staccare la spina di welby ma rianimarlo se questo soffre. C’è una sottile ironia che forse scorgo solamente io e che mi fa ridere di questa situazione.
Welby e l’associazione Coscioni fanno bene a battersi, e anche io nel mio piccolo lo faccio, perchè l’eutanasia diventi legale in modo tale che venga regolamentata, in modo che ci sia la libertà di morire in talune condizioni e con dignità ma ci sia anche la libertà morale del medico, che non si trasformi in assassino ma in un medico vero che guida il proprio paziente anche fino alla morte ma sempre facendo il suo mestiere: curare. Perchè si può curare anche consapevolmente del fatto che il paziente morirà, basta andare a farsi un giro nel reparto oncologia: non sono lì a braccia conserte aspettando che il destino faccia il suo corso.
E su questo mi preme ancora sottolineare come parlando di eutanasia si debba necessariamente parlare di chi sta dall’altra parte del lettino, perchè l’essere umano è pieno padrone della propria vita ma nessuno può arrogare il dovere di uccidere qualcun’altro barbaramente: non siamo in Texas.

Alta fedeltà

9 Dic

Per questo 2006 dico:
1. J Dilla aka Jay Dee – Donuts

2. Booka Shade – Movements

3. Riccardo Sinigallia – Incontri a Metà Strada

4. Tactile – Super System

5. Boxcutter – Oneiric

6. Kode9 & The Spaceape – Memories Of The Future
D

7. Tv On The Radio – Return To Cookie Mountain

8. Kill The Vultures – The Careless Flame

9. Dieselboy & Evol Intent – The Human Resource

10. The Roots – Game Theory

11. Junior Boys – So This Is Goodbye
12. Fairmont – Gazebo\Gazelle (12″)
13. Monolake – Plumbicon Versions EP
14. Tiga – Sexor
15. T.I. – King
16. James Holden – The Idiots Are Winning
17. Audion – Mouth To Mouth EP
18. Kelis – Kelis Was Here
19. Concord Dawn – Chaos By Design
20. Dani Siciliano – Slappers

Compilation e cofani
Various Artists – Big Apple Rappin’
Four Tet – Remixes
Martin Solveig – Defected In The House
DFA Remixes – Chapter 1&2
James Holden – At The Control
Madlib aka The Beat Konducta – Vol. 1-2: Movie Scenes

Quello che ogni indiegirl vorrebbe…

4 Dic

…ma che nessuna ha mai avuto il coraggio di pensare: un armadio a pois. Drill di HORM è solo un esempio, tra i più pop, del design fresco e moderno che offre la casa produttrice italiana. Dai contenitori per le forchette ai letti, passando per armadi e tavoli, tutto prende forme rigide e funzionali senza essere rigorosamente cupo. Non è facilissimo trovarne.
Sempre in tema di “pois”mi ha stregato Polka Dots, niente di sconvolgente i know, ma il solo pensiero di averla in salotto mi esalta, e l’incredibile armadio ondulato Blend, progettato dall’ottimo Karim Rashid.

Oh gosh, tittyfuck!

2 Dic

Matthew Dear… Matthew Dear è il nome che mi sono lasciato sfuggire nel 2005. Matthew Dear aka Audion, con Suckfish, ha pubblicato quello che è il disco di techno più intransigente dello scorso anno. No, niente cassa violenta, niente velocità, niente di tutto ciò. Suckfish è un disco ossessivo, reiterante, microscopico nelle idee e maxi nella realizzazione. Niente melodie di synthetizzatori, tutto è schiavo del ritmo malato che Dear crea.
Si sbaglia una volta per non sbagliare più, e allora nel 2006 l’ho beccato al volo con un EP che difficilmente non potrei definire se non clamoroso. Mouth To Mouth è una leggera variazione sui suoi standard, l’acido dei suoni viene trasposto nel tempo e nella fissità del suono, un ciclo che trascina per 12 minuti senza quasi cambiare nulla. Era da una vita che non ascoltavo qualcosa di così malato come Matthew Dear, così autarticamente figlio di puttana, né old school né giovanilismo, semplicemente techno.