Not so happy to be sad

12 Dic

Sono contrario all’eutanasia, laddove l’eutanasia viene considerata interruzione improvvisa delle cure. Non trovo moralmente accettabile che un medico debba portarsi il fardello della mia morte staccando una spina. Un medico è lì per curarmi e per farmi morire con dignità, anche sua.
Sono favorevole al suicidio assistito, una forma di eutanasia che segue un percorso di graduale diminuzione delle cure, portando il malato ad evitare sofferenze durante l’agonia della morte e al medico di seguire con il paziente questo processo e di accettare l’idea della morte di esso.
Welby forse riuscirà a farsi staccare la spina, sono sinceramente contento per lui perchè nessuno può essere obbligato a non vivere in quelle condizioni, però il medico che eseguirà la sua richiesta si ritroverà dentro un paradosso decisamente strano: staccare la spina di welby ma rianimarlo se questo soffre. C’è una sottile ironia che forse scorgo solamente io e che mi fa ridere di questa situazione.
Welby e l’associazione Coscioni fanno bene a battersi, e anche io nel mio piccolo lo faccio, perchè l’eutanasia diventi legale in modo tale che venga regolamentata, in modo che ci sia la libertà di morire in talune condizioni e con dignità ma ci sia anche la libertà morale del medico, che non si trasformi in assassino ma in un medico vero che guida il proprio paziente anche fino alla morte ma sempre facendo il suo mestiere: curare. Perchè si può curare anche consapevolmente del fatto che il paziente morirà, basta andare a farsi un giro nel reparto oncologia: non sono lì a braccia conserte aspettando che il destino faccia il suo corso.
E su questo mi preme ancora sottolineare come parlando di eutanasia si debba necessariamente parlare di chi sta dall’altra parte del lettino, perchè l’essere umano è pieno padrone della propria vita ma nessuno può arrogare il dovere di uccidere qualcun’altro barbaramente: non siamo in Texas.

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5 Risposte to “Not so happy to be sad”

  1. Ale martedì 12 dicembre a 8:20 pm #

    L’argomento è quantomeno DELICATISSIMO, sono favorevole all’eutanasia, ma ho paura, ho paura per l’italia, ogni procedimento, invenzione, cura non cura che viene introdotta in italia si trasforma in un disastro et caso nazionale.

    Io lo chiamo sensazionalismo del bigottismo neofascista.

  2. zalia mercoledì 13 dicembre a 8:24 pm #

    Allora.. storia sociale per distinguerla da storia del costume e della moda, storia della cultura e delle idee e tante altre storie.
    La vacanza a Ibiza è stato il regalo per il compleanno e la maturità (sono nata d’estate, se rimembri), questo giro sto mettendo da parte la paghetta settimanale (se non ci fosse lei!) + i soldi di Natale da babbo-mamma-nonna.
    Comunque volo+ostello per una settimana spendiamo sui 250 euro circa, è fattibile dai!!

    (la vacanza a Londra è stata per un anno con lui, quindi ho detto ai miei “non gli compro delle stronzate però andiamo a Londra così compro i libri di moda per la scuola, vado a vedere la Tate e pagate voi perchè è tutta cultura!” hanno accettato, meglio ^__^ )

  3. dottlenz giovedì 14 dicembre a 9:04 am #

    Daccordo Bebo! Nel mio post non avevo intenzione di affermare un’eutanasia incondizionata che tanto danno può arrecare. Mi riferivo in particolare al caso di Welby, in cui un accanimento terapeutico per tenerlo in vita e farlo soffrire ancora (anche psicologicamente) non ha senso; pare ancora lucido ed a fronte della sua esplicita richiesta, non credo sia giusto mantenerlo in vita in quel modo (non naturalmente, ma con escamotage clinici)
    Se la vita continua a fare il suo corso naturalmente, non credo si debba uccidere indiscriminatamente le persone, ma se ormai non è più vita ma solo un qualcosa di artificiale che non migliora la tua situazione, lascierei fare la natura
    Credo che una legislazione sull’argomento sia qualcosa di molto delicato in cui auspico, se mai ci sarà, un apporto ed un consenso politico il più ampio possibile.

  4. kikka giovedì 14 dicembre a 11:10 am #

    ma bebo…guarda che se e quando ci sarà una legge sull’eutanasia non dirà certo che il medico DEVE “soddisfare” la richiesta di morte del paziente, la legge renderà semplicemente (si, ok, non tanto semplicemente…) legale il fatto di sospendere le cure nel momento in cui fanno più bene che male, cioè quando le cure non servono più a curare ma solo a tenere in vita la persona, anche se senza dignità e con una sofferenza atroce, fisica, psicologica, emotiva. Insomma, sono d’accordo che l’attività del medico è quella di curare in tutti i modi possibili, ma in casi come quello di welby i medici non curano, non c’è più niente da curare, possono solo stare “lì a braccia conserte aspettando che il destino faccia il suo corso” (ti cito).
    E poi ripeto, non si tratta di dire che il medico DEVE sospendere le cure, si tratta di dire che PUò in certi casi (che dovrebbe specificare quella legge che avremo chissà quando), se un medico non si sente di farlo è assolutamente comprensibile, a quel punto starà al paziente la decisione di andare da un altro medico che accetti di farlo nel momento in cui è legittimato dallo stato.
    E siccome ho usato troppe parole e troppo appiccicate, ti schematizzo i 2 punti che mi premono:
    1- differenza fra CURARE e POSTICIPARE una morte certa (e non mi venire mica a dire che le cure sono sempre un modo per posticipare una morte certa anche nel caso di un’influenza, che con discorsi del genere non si arriva mai a niente…);
    2- differenza fra DOVER fare una cosa ed ESSERE LEGITTIMATI a farla (in certi specifici casi ovviamente).

    kikka

  5. bebo giovedì 14 dicembre a 4:46 pm #

    > ma in casi come quello di welby i medici non curano,

    La cura in questo non porta a miglioramenti, ma sempre di cura si tratta.

    > 1- differenza fra CURARE e POSTICIPARE una morte certa (e non mi venire mica a dire che le cure sono sempre un modo per posticipare una morte certa anche nel caso di un’influenza, che con discorsi del genere non si arriva mai a niente…);

    Ma secondo te potrei mai dire che l’influenza è una posticipazione? Ma credi che sia scemo? Alcuni guariscono dal cancro figurati che ti fa un’influenza..
    Ad ogni modo la differenza già c’è ed è quella tra cura ed accanimento terapeutico, che dovrà essere rivisitata in sede di eventuale legiferazione sull’eutanasia.

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