Archive | gennaio, 2007

Fix it!

30 Gen

Ok ok, non è proprio un mix preciso. Anzi! però ce l’ho in caldo da qualche giorno, e i primi test hanno dato buoni riscontri, ed in fin dei conti lo vado dicendo sempre: la tecnica del mix non conta poi molto. Però conta quando il mix lo faccio io, e per puro piacere personale, tant’è. I territori sono sempre quelli della vecchia release: minimal, ma in questo caso non troppo, tra dischi di cui ho già parlato qui e tracce che mi seguono da un po’ di tempo (Gazebo così come Body Language la suonerò fino all’apocalisse). In verità il finale non mi piace proprio, però insomma, sto cercando scuse… Il finale fa merda, sappiatelo. E qui potete scaricarlo.

Fix the list:
Norken – Eastern Soul
James Holden – Lump
Christopher Just – I’m a Disco Dancer (John Tejada rmx)
Fairmont – Gazebo (Sebastian Leger rmx)
Alter Ego – Daktari (Ricardo Villalobos rmx) + Abe Duque – Whe The Fever Breaks
Luca Baldini – Hermann Der Rammler (Original Mix)
D-Nox – Seven Hours
Lindstrom – I Feel Space (Tomba Spezial Space Tiefschwarzturntablerockeredit)
Extrawelt – Titelheld
The Knife – We Share Out Mother’s Health (Trentemoller rmx)

Sono attualmente in fissa con la ruffianeria broken beat di Paper Chase, uscita di qualche mese fa a firma Vikter Duplaix e Clara Hill. Del.ici.ous.

Diagrams are not so boring

25 Gen

Clemens Kogler, già studente di industrial art e design ha creato, utilizzando animazioni 3D e grafici un bellissimo video che è possibile vedere linkato in questa pagina (o nella versione uTube). Pare sia anche il titolare (o quantomeno qualcuno che ha partecipato alla realizzazione di Grand Content) di un divertente blog popolato di grafici disegnati con carta e penna che riflettono tante piccole verità in maniera brillante. Insomma, è uno tosto. (from DesignerBlog)

There’s not a problem that I can’t fix…

23 Gen

…’cos I can do it in the mix!

Superbomba minimal. Cassa rotonda, forte e compatta. Zero progressioni in culo a Trentemoller e Nathan Fake: bambocci. Regalone di natale targato “i miei soliti amici” (respect!) è Hermann Der Rammler di Luca Baldini per Hell Yeah!, che arriva con colpevole ritardo tra queste righe. Non dico che sono un pirla, ma quasi.
Altrettanto ritardo, ma assai minore, è la doverosa segnalazione del nuovo James Holden, padre e padrone di tutti i minimal animals, con un discone della madonna e detto per inciso, che pone un bel marchio di classe ad un’annata 2006 dominata dai microsuoni e con un titolo meraviglioso: The Idiots Are Winning. Lui si è praticamente inventato questo suono anni fa, non dico che deve piacere per forza, ma quasi.
Giorgio Valletta
è sceso in campo, peraltro con un podcast (doppio) settimanale. Non dico che basterebbe lui da solo, ma quasi.
Ed è proprio dal podcast di Giorgio che scopro il nuovo singolazzo di M.I.A: XR2, in due versioni. La peggior truzza che unisce Sri Lanka e Fabric di Londra, è direttamente ascoltabile da suo Mo’Speiz. La seconda metà della canzone spazza via ogni speranza di sobrietà, ed è questo che le viene benissimo. Non dico che questa primavera balleremo solo questo… No, non lo dico (ma quasi quasi…).

Il nuovo singolo dei Bloc Party mi piace. Chi l’avrebbe mai detto.

I don’t know about the sound of silver!!!

21 Gen

Brackens all’anagrafe è C. Adams, noto ai più come uno dei due fratell dietro al progetto Hood, band della quali gesta è inutile stare a pontificare perchè molto si è già detto. Sono una band che personalmente ritengo indispensabile, e che chi ama certi suoni malinconici ma un po’ “yo!” dovrebbe fare propria. Beh, dicevo che Bracken è il progetto solista di metà Hood, pubblicato dalla Anticon che già aveva prestato i propri talenti al duo in Cold House, e che detto tra noi è un disco da possedere a prescindere, solo per il fatto di essere umani.
Dapprima un EP carino come Heathens, ed ora un LP vero e proprio dal titolo “We Know About The Need”, mi hanno convinto che Adams solista non è esattamente una cima, e mi ha annoiato anzichè no. Il perchè è presto detto e chiuso dentro ad un certo piattume che avvolge tutte le canzoni, somiglianti tra loro e con poca ispirazione in nubi eteree di synth e coretti lontani. Fatto sta che il feeling non è nato e un po’ mi dispiace perchè è pur sempre metà di quegli Hood che amo tanto…

È invece un bel disco il nuovo dei ChkChkChk aka !!! che, a dispetto di quanto mi sarei immaginato (cioè un disco di merda) hanno cambiato un po’ di elementi nelle canzoni, stringendo il minutaggio, aumentando il tiro funk a discapito delle divagazioni di Louden Up Now e facendo i conti con (quel chiattone di) James Murphy in più punti, dalla voce a certa “semplicità” ritmica. Because “in levare” is a state of mind.
Murphy con il quale si dovrà fare i conti anche quest’anno, ritornato con il nome LCD Soundsystem, ed un album che gira e allarga i solchi tracciati con l’esordio. Millimetrica precisione come sempre, un’attitudine meno dancefloor e più funkadelica, ma che non aggiunge nulla al potenziale che già aveva espresso due anni fa. Un disco buono perchè è buono, ma che non fa trasparire nulla delle idee future di Mr. DFA, ammesso e non concesso che siano differenti da quelle espresse in questo disco, e che verrà consumato di certo da chi già era amante del suono così sfacciatamente “last year” facendo schifo a tutti gli altri. E va strabenissimo così.

Somiglianze inquietanti

17 Gen

Il canale Brand:New di Mtv su Sky ha l’abitudine, a meno che non sia una mia sfiga personale, di trasmettere molto spesso al mattino il video di Albert Hammond Jr: Back to 101, canzone indie wannabe che colpisce al più per la sua insipidità. Lui peraltro è uno degli Strokes, per la serie: mediocirtà che passione. Ma non sono qui a sindacare sulla bontà della canzone quanto a chiedervi di fare attenzione alla melodia della chitarra lungo tutto il brano, e notare la meravigliosa somiglianza con la melodia della voce di Wake Up di Hillary Duff, capolavoro di bruttezza Mtv-teen, solamente più accelerata.
Un nuovo mash-up è servito.

Torpore atarassico

15 Gen

Stamattina vado come al solito a comprare il Corriere della Sera e, pregustando già l’articolo a firma di Giavazzi, mi butto alla lettura. Il titolo: Chi è più di sinistra? è da solo un invito a riflessioni che già covavo da tempo, il testo integrale lo si trova qui, ma mi interessa un estratto:

Concorrenza, riforme, merito dovrebbero essere le bandiere della sinistra radicale; questa invece, opponendosi alle riforme, finisce per difendere i privilegi. Non mi stupisce che il governo di centrodestra non abbia varato una sola liberalizzazione, né inciso su alcun privilegio: era stato eletto per conservare lo status quo e lo ha fatto. Ma non comprendo come lo stesso possa avvenire con un esecutivo di centrosinistra.

Che mi sembra piuttosto chiaro già da solo, ma mi serve solamente come incipit perchè, alle 12.40 mi sintonizzo come ogni giorno su RaiTre per guardare uno di quei (pochi) programmi che ti fanno pensare che, in fondo, il canone meriti i suoi soldi ovvero “Le Storie” di e con Corrado Augias, ospite in studio Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza all’università di Milano, a presentare un libro scritto in coppia con Giovanni Veronesi: La Salute e La Libertà.
Cosa centrano le riforme delle pensioni con Veronesi ed un professore di filosofia? In realtà poco, ma è la logica che sottendono l’affermazione di Giavazzi e il titolo del libro, una logica di immobilità.
L’Italia è un paese che, dopo aver vissuto un quinquennio di sostanziale stasi prevedibile, come dice giustamente Giavazzi, si ritrova annichilito tra due fazioni anti-riformiste: l’area cattolica e l’area radicale. Ora, probabilmente è un problema mio, ma mi chiedo come si possa pretendere di ammodernare un paese solamente a metà e, per giunta, due metà che si escluderebbero vicendevolmente.
Da entrambe i lati partiti vecchi, ancorati a sistemi vecchi di 40 anni ed oltre, che hanno saltato a piè par gli uni l’autodeterminazione dell’individuo e le leggi darwiniane, gli altri l’evoluzione dei mercati ed il 1989. L’avere una classe politica vecchia vuol dire anche avere idee vecchie, perchè la senilità affligge i più e i pochi che restano lucidi dal parlamento girano lontano. Non si può governare con soli tecnocrati, poichè al tecnocrate non viene richiesta la comunicazione, né si può governare con soli politici, poichè il politico nostrano sta di casa a pianterreno e gioca a fare lo stilita

Sono stanco, ma non stanco senza volontà e forze, stanco di vedere tutti che vanno avanti ed io no, noi no, quelli come noi mai, perennemente inascoltati non perchè stupidi, ma perchè al posto di guardare la punta del proprio naso guardano la punta delle proprie mani, ben tese in avanti per cercare qualcosa di nuovo, quelli che delle lobbi ne hanno le tasche piene, che i soldi bisogna farli ma senza rubare, che i soldi bisogna farli perchè non daranno la felicità ma aiutano molto, quelli che hanno il cancro al cervello o la sclerosi laterale amiotrofica, quelli che a 20, 21, 22 fino a 30 anni sanno che la pensione non la prenderanno mai ed è inutile continuare a tutelare chi stando seduto ad una scrivania a fare poco vede aumentarsi lo stipendio, di quelli che il sindacato tutela chi il lavoro già ce l’ha e gli altri calci nei denti, quelli che hanno voglia di un paese nuovo, che sappia tutelare non solo il presente ma anche il futuro.

Allora diventa facile, facile tutelare solamente il proprio interesse, che sia Rifondazione Comunista, Mastella, Berlusconi o Bossi, diventa tutto uguale, ognuno con il proprio orto, perchè sedere in Parlamento non significa più rappresentare la nazione ma solo rappresentare i propri elettori, un unico blocco di intolleranza al prossimo, senza volersi male ma fregandosene, se uno ha esigenze diverse che si fotta. In tutto questo dov’è la sinistra? Dov’è la sinistra che mi aiuta a diventare una persona realizzata sia che io voglia aprire un’azienda, sperimentare sulle cellule staminali o sposarmi con qualcuno del mio sesso? Non sono Giavazzi, non mi accontento di scegliere due uomini giusti, ma 945 persone giuste più senatori a vita al prossimo giro.
Sognare, a scanso di riforme, è ancora detassato.

What happened to manners?

3 Gen

Nonostante il 2007 sia iniziato piuttosto bene, con un gran ritorno dei Giaridni di Mirò, mi fermo su un disco uscito pochi mesi fa di tuttaltra estrazione e natura.

Cleaning Sound Is a Filthy Business è, oltre al campione per la copertina più brutta del 2006, l’ultima fatica in studio di un John Tejada già noto nell’ambiente sia per le proprie pubblicazioni che per quelle con la Poker Flat (a cui dedicai un post qualche tempo fa). Alfiere della prima ondata di un suono minimal rinnovatosi negli anni mostra per l’ennesima volta, se ce ne fosse ancora bisogno, di avere una marcia in più rispetto a tutti quei producer che, sull’hype creatosi attorno alle composizioni minimali, hanno saturarato il mercato con prodotti poco dignitosi.
Senza perdersi in manierismi o in derive microdub poco convincenti come Trentemoller, Tejada tiene dritta la rotta su un andare inossidabilmente a cavalcioni tra house e techno, con il suo peculiarissimo stile morbido e sincopato, tra synth atmosferici domati e intrappolati in gustose melodie (in questo frangente ispirato non poco dai Booka Shade) e beat precisi al millimetro sfodera un disco che è un gran disco, di quelli che girano ininterrotti tra i malati e che sanno parlare anche a chi certe sonorità non le digerisce proprio alla grande. Insomma, un disco che spacca il culo mettendo d’accordo Tiefschwarz e Fairmont. Se, spinti da consumismo irrefrenabil e affetti da gravi forme di minimalismo, vi trovaste 28$ in tasca sappiate che Amazon vende a questa cifra il disco appena descritto e Last Resort di Trentemoller (che è un doppio).