Archivio | febbraio, 2007

Abandoned language

28 Feb

Tornano i Dalek, e scrivere un post su di loro è come tornare a casa. Sono loro che mi hanno ispirato url e nome del blog, da sempre, sin dalla sua prima versione su splinder, e sono loro la mia frontiera preferita dell’hiphop moderno. Questo nuovo disco si allontana dal muro sonoro di Absence e ritorna ai mantra sottilidi Negro Nekro Nekros, alle evasioni avant di Derbe Respect Alder, incredibile collaborazione con i Faust, ma con rinnovata cattiveria. Se il sadismo sonoro prima era esplicito ora si fa sotterraneo, logora dal basso, con beat sospesi ed escursioni abstract-dub.

È un gran bel disco, potente nelle liriche e corrosivo nei ritmi. È 100% Dalek, forse anche più del precedente, che appare come un’escursione ben riuscita piuttosto che il continuo di un cammino, cammino che prosegue appunto con Abandoned Language. Saà bello rivederli ancora dal vivo.

Faster than a ray of light

21 Feb

Forza ragazzi venite, si torna a casa.

His name is Moccia e fa rima con soccia*.

19 Feb

A pagina 31 del Corriere di oggi Federico Moccia ci osserva presumibilmente da un parco giochi. Ma devo premettere una cosa prima: non ho letto nessuno dei suoi tre romanzi e, fino a qualche mese fa, pensavo che la scritta sul ponte della ferrovia in via Foscherara “io e te tre metri sopra il cielo” fosse opera di qualche innamorato in vena di poesia ermetica. Federico Moccia per me era un completo estraneo.
Poi all’improvviso eccolo, il “fenomeno Moccia”. Gli amici leggono il libro omonimo del presunto poeta ermetico di cui prima, guardano il film, lui nel frattempo ha pubblicato il secondo libro e ora addirittura un terzo. Insomma, una vera e propria onda di ritorno dal mio essere sempre un passo indietro. Ed oggi l’articolo sul Corriere.
Nelle colonne scritte da Cristina Taglietti l’incipit è semplice e riassumibile in “questo non se lo cacano i critici però ai ragazzini piace proprio tanto! Chissà come mai?” Che su due piedi sembra una domanda retorica, guai a fare affidamento esclusivamente ai critici ma insomma, la controparte sono poi schiere di adolescenti che seppur numerosi non sono un’eguaglianza necessaria di bontà.
Moccia è di destra e quindi per il Secolo d’Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale, un bene da preservare (poi uno si chiede se c’è la cultura di destra e di sinistra…), e per preservarselo l’hanno difeso da questo silenzio benpensante che si era creato attorno elogiandone “una tecnica narrativa impeccabile” a cui credo per partito preso, la scrittura “elementare ma mai sciatta” come se essere Umberto Eco sia essere stronzi ma vabbè, e poi una cosa su cui ho lasciato più di una risata in compagnia di Piri: “[…] rappresenta uno spaccato della realtà quotidiana […] raccontata meglio di tante noiose e tristi analisi sociologiche” che a leggerla così sembra che sia un genio poi si insinua il dubbio, la convinzione che questa sia una affermazione non semplicemente vuota ma bensì demagogica e ancora di più, in un vortice da sega mentale potentissima mi ritrovo a pensare l’impensabile: addirittura anti-scientifica. La sociologia è brutta e ci fa schifo perchè dice che i giovani si drogano e che non fanno un cazzo, ed invece no, guarda questi qui che racconta Moccia che son tutti bravi e si spataccano con la moto come ai miei tempi. Un reazionarismo da Congresso di Vienna.
Mi convinco che Federico Moccia sia il male e continuo a leggere l’articolo. In secondo soccorso dello scrittore viene chiamato Faletti che mi sta pure simpatico e penso “dai che dice qualcosa di intelligente” ed invece no, è un’altra discesa negli inferi del ‘siete snob voi che pensate che tanta quantità sia poca qualità’, e adduce proprio questa scusa per proteggere il buon Moccia, al quale magari gira pure il cazzo perchè si vorrebbe difendere da sé: “[…] di certo se ha convinto schiere di ragazzi che di solito non leggono a fare la fila in libreria, vuol dire che ha toccato corde che altri, prima di lui, non hanno saputo toccare”. Ma perchè? Io vedo la gente che fa la fila pure per prendersi il nuovo di Stefano Benni (e lo cito perchè è un autore che molti adorano e a me lascia freddo) ma non usa le file alla Feltrinelli per farsi valere, lo stesso si dica per Eco, Saramago o altri. Altrimenti si scade nel becero populismo, del va bene perchè lo fanno in tanti, un po’ come l’eroina che tanto se la son fatti in milioni allora era una cosa figa, o live fast die young e vaffanculo, o l’esempio delle miliardi di mosche a cui piace la merda che porcoddue sono proprio centinaia di miliardi e seppur mosce sono uno sproposito allora la merda dev’essere buona? Io penso di no.
Penso che a Moccia gli vada strabene così, vendendo le sue bancate di libri e fottendosene dei critici, che non è tutto nella vita farsi dire bravo da una come Miriam Mafai, e che se voleva farsi dire bravo da qualcuno con più di 17 anni allora scriveva una cagata qualsiasi come Dan Brown, ed invece descrive un’umanità da quartierino con le Adidas o il Nokia, che si aggira per le strade di Roma che è bella, ci sono i locali giusti e le gelaterie buone per poi scoprire, come chiude giustamente la Taglietti, che questi non sono i veri adolescenti, sono come vorrebbero essere davvero gli adolescenti. E allora il miracolo, la dischiusione del segreto di pulcinella: la narrativa è invenzione.
Federico Moccia non esiste.

* Soccia, in dialetto bolognese, significa succhia.

Deep dub

15 Feb

Penso di averne parlato poco di Oneiric di Boxcutter, poco in relazione a quanto è bello. In questi giorni lo sto riascoltando molto perchè ho bisogno di distrarmi, è da dicembre che studio come un pazzo e sono arrivato al dalce, se dio vuole domani finisce la sessione. Comunque sia, Oneiric non è proprio un disco divertente, non è ricreativo per nulla, è un viaggio in acido mica male che per distrarti porta decisamente da tuttaltra parte rispetto a quanto ci si immagina. Funziona benissimo. Saranno le ritmiche un più che schizoidi, sarà che a Bologna non c’è il mare… Oppure le esplosioni di basso… Boh.

Qui si continua a provare con i MAM e a produrre roba di varia estrazione. Ho scoperto anche che al Kindergarten (ex Estragon) fanno cose niente male, magari un po’ patinate per la faccia che mi porto a spasso ma che sono un segnale positivo: l’elettronica arriva anche a bologna. Quelli della serata playhouse, da fonti più o meno affidabili, pare sappiano il fatto loro ed era anche ora che nascesse un collettivo di buon livello qui in pianura. Ci pensavo proprio pochi giorni fa: [attenzione, sta per avere inizio una sega mentale]
bisogna farsi da spalla l’un l’altro nel mondo della musica elettronica. I poveri cristi come me che non sono nati fenomeni assieme riescono sempre a tirare fuori qualcosa, e non a caso pensavo proprio di iniziare ad organizzare qualcosa in merito. Si parte con una serata e poi chissà… L’idea, piuttosto futuribile, sarebbe quella di piazzare una serata di buona qualità con un suono preciso che diventi, se non un marchio di fabbrica, qualcosa a cui la gente va per ascoltare qualcosa di diverso. Ne leggevo sul blog di Valletta e di DiLuca, portare sul suolo nostrano qualcosa di particolare, seppur esterofilo, crea delle affezioni radicate. Le persone, con internet, hanno accesso a tutto ciò che succede al di fuori del proprio “paesino”, ammirando o deprecando, ma pur sempre conoscendo. Internet crea curiosità e voglia di fare qualcosa di simile, non è un caso che molte serate di successo siano nate guardando l’estero (basti pensare alla serata London Loves), o comunque radunando una clientela che ha bisogno di stimoli differenti dal solito dj resident o dal solito nome-noto-giusto-sotto-il-campanile. Xplosiva a Torino sotto questo punto di vista è un successo, lo è il mercoledì sera del Cassero con la sua musica smaccatamente di merda, l’importante è la “nicchia giusta”, sfruttare gli orientamenti di frange(tte) che si sono rotte il cazzo.
Più o meno questi sono i buoni propositi. Mancano soci, danaro e locale. È praticamente fatta!

Avec la techno

9 Feb

Stasera, per chi volesse andare a sentire qualcosa di molto bello, ci sono Ellen Allien & Apparat al cassero in un live set nel quale proporranno Orchestra Of Bubbles il loro disco pubblicato lo scorso anno. Figata è una figata, i contro sono che costa 10€ (ma è un gran prezzo), inizia alle 2.30 (ma si può resistere) e dura solamente 45 minuti. Ero esaltatissimo, pronto a godere di un’oretta, un’oretta e mezza di elettronica come dio comanda e invece ci si puppa la verisone liofilizzata. Peraltro né prima né dopo c’è djset della tedesca ma di mr. nessuno. Ergo: non ci vado. F.u.c.k.

Domani, sempre al cassero, c’è M.I.A.: no, non quella M.I.A. di Galang, Bucky Done Gone e Fire Fire, ma bensì una dj techno tetesca (son tutte crucche: Ellen Allien, questa qua, Magda…) che ho avuto il piacere di vedere e ascoltare lo scorso anno in apertura ad un infuocato djset di Luca Baldini dei Drama Society. 10€ + tessera arci. Che insomma, è una gran bazza.

Andy Stott non ho ben presente chi sia, mi sto ascoltando il suo Merciless proprio ora. È un bel disco downtempo, tra dub e techno à la Jimmy Edgar. Roba che strapiace alle femminuccie e va alla grandissima per sottofondo. Sarà che ne ho fatto incetta ma non è proprio un disco epocale, e su certi fronti preferisco enormemente la ruvidità sessuale di Tricky, specie con Nearly God.

Soon on your screens: My Awesome Mixtape live
27 febbraio Sesto Senso (BO) [ore 20]
9 marzo JJLive, Fossano (CN)
15 marzo Hemingway, Latina (Roma)
17 marzo MURAAAAAATO, Bologna

Con quella faccia un po’ così…

3 Feb

Non sono abitudinario del parlare dei cazzi miei sul blog. Non di quelli importanti diciamo, che i cazzi miei condiscono amabilmente le pagine scritte in questi anni più o meno velatamente. E quella faccia un po’ così, un po’ triste e un po’ no, di chi era con me oggi è lo specchio di quelle cose che generalmente stanno agli angoli della vita, non negli angoli si badi bene, ma propri agli angoli, a fare da svolta obbligata. Che finchè son nonni, persone malate o animali da compagnia ad andarsene tutti i santi aiutano ma si sa, gli amici sono sempre un affare delicato, specie quando dal “cazzo non sembra vero” la realtà ti si sbatte davanti senza tanti complimenti quando al funerale, con poca voglia per la situzione e con tanta voglia per la persona, ci si deve andare.
Poi il carattere che ognuno si porta dietro è croce e delizia, ed in momenti così vedere ed un poco invidiare chi, liberatoriamente, riesce a piangere fa rosicare perchè che piaccia o no non fa sentire totalmente partecipe del dolore. Mi dico che è l’altra faccia della medaglia e fine, senza troppo recriminare.
Il problema è che non si può far finta di niente, e che dieci anni son dieci anni, nonostante ci si fosse persi di vista da qualche tempo, il passato e tutto quello che si è vissuto assieme non viene portato via dalla marea. Perciò si va e si fa da spalla agli amici, volendo un poco essere a parti invertite, si manda a monte la promessa di non voler vedere l’amico nella camera ardente e tutti i buoni propositi per tutelarsi dalla concretezza della cosa, si prende la foto senza il melodrammatico stralcio para-religioso sul retro e si firma, a memoria di qualcosa che nessuno vorrebbe ricordare solo per immaginarsi che non sia mai successo. Invece no e te la tieni la memoria. I lati belli, chiamiamoli così, è stato vedere tanta gente e tutti gli amici, più o meno lontani e quasi dispersi, ritrovarsi per fare qualcosa che comunque andava fatto, e vedere gli ex peggio coglioni che si portano a casa il loro stipendio con un lavoro che in fin dei conti non gli dispiace. E riga.
Il mondo perfetto non ce l’hanno neanche in OC, figuriamoci a San Ruffillo, quartierino di Bologna con la Coop.