Archivio | aprile, 2007

Dell’essere nurave e benedire il fu rave

27 Apr

Gli Shitdisco, a me illustri sconosciuti, si lanciano dal vivo in una cover tiratissima di un pezzo dei Prodigy che ha segnato le piste, e i cervelli, di una generazione. È ovviamente nurave e va snobbato, ma qui si parla di teppa vera.

Una pacca sulla spalla a chi indovina il pezzo, a chi non lo indovina un mixtape da 90 minuti di songrwriters tristi.

Grazie mille a Enzo che l’ha segnalato.

Questa Volta…

26 Apr

…ci siamo alla grandissima. Bjork torna dopo Medulla, che mi era piaciuto ma sono di parte, che era un disco un po’ per i fatti suoi. Volta invece è il gran fasto di colori e di suoni dell’altro mondo che segue sempre l’islandese. Tra melodie appiccicose e soluzioni sempre buone, per ogni stagione, sempre distante da tutti gli altri. Earth Intruders la si era già sentita qua e là, e i Konono lì in mezzo rullano un sacco, e poi ci sono cose esagerate come Innocence, le zampe di Timbaland e un cazzo di casino come al solito.

È un bel disco, sono al primo ascolto e mi sta convincendo, ha quello che si vuole da Bjork, è genuino pur essendo lavoratissimo. È pop. Evviva.

Vedi un po’…

23 Apr

“I cugini transalpini”
Quindi in Francia è successo questo. I due partiti maggiori hanno scelto due candidati alla loro prima esperienza alle presidenziali e di 53 anni. Il risultato è stato che la campagna elettorale è stata avvincente come non mai, che un numero record di elettori è andato a votare, che i due candidati si sono portati via la stragrande maggioranza dei voti, e degli altri dieci ha resistito solo l’ipotesi terzista (il bipolarismo perfetto non è di queste terre), mentre sono crollati i voti “di protesta” e tutti i partitini e gruppettini*.
Vedete un po’. (Sofri, quello giovane)

* Io già ho l’acquolina in bocca al solo pensiero di questa eventualità in Italia. Una politica dei numeri, dioboie. Grandi idee e grandi numeri. Non idee del cazzo, postille, ma, mi, mo e 5% rosicchiati. Cazzo.

Il nu-rave ha già rotto la minchia

18 Apr


Ma arrivano i Soulwax e prendono Gravity’s Rainbow dei Klaxons facendola diventare un anatema acido potentissimo. Roba veramente da pasticche, mica gli uuuh-oooh del trio britannico: gli ultimi 3 minuti sono antologici.
Qui lo scaricate.

Rincaro la dose segnalando che a Ferrara sotto le stelle, il 6 luglio i Sonic Youth suoneranno Daydream Nation. Che io sto qui a parlare di techno, 2007, frizzi e lazzi, ma al cuore non si comanda.
Nomino solo per dovere di statistica di google anche quelle merde sciabolate degli Arctic Monkeys assieme agli Arcade Fire, che merde sciabolate non sono e dal vivo paiono una buona band (così dicono). C’è anche Damine Rice, concerto seduto + chitarra. A me lui piace, però poi son soldi e qui c’è il mutuo che avanza.

E come un corpo unico le braccia assemblarono le gambe e la testa…

17 Apr

Non sono un beppegrillista, molto spesso scrive cose che sono imprecise o false, magari per provocazione, magari per motivi tutti suoi. Il merito che ha è quello di aver creato un movimento di persone che si interessano e si informano, che è come avere il coltello dalla parte del manico, nonostante il coltello assomigli più ad un coltellino svizzero e pure mal affilato. Ma è un altro discorso. Il discorso vero e proprio, trascritto qui, è quello che ieri ha pronunciato davanti all’assemblea degli azionisti di Telecom, passato ai tg come una serie di buffonerie ma che in verità affonda questo coltellino nelle interiora di quegli imprenditori da cabaret che guidano o hanno guidato le grandi società italiane. Tutto il resto, come si suol dire, è noia.

The rise and fall of living together

15 Apr

Rispondo qui perchè posso linkare agevolmente, e dilungarmi senza remore, al post del Lenz “La Polveliela“.
Il caso di via Sarpi a Milano è diventato notizia, giustamente, degna delle pagine nazionali dell’informazione e, verso chi più si interessa del fenomeno, propone un nuovo spunto su cui riflettere in merito ad integrazione ed estrusione.

Prendo spunto da un interessante studio, condotto da Policy Exchange, dal titolo: Living Apart Together: British Muslims and the paradox of multiculturalism (qui il pdf con tutta l’indagine, è in inglese e un po’ pesante ma merita tempo), il cui sunto è presto detto: il multiculturalismo tende a fallire. Per multiculturalismo si intenda un laissez-fair ai bordi della legalità, e connivenza dei poteri con queste pratiche “etniche” seppur contrastanti con il legiferare dello stato ospitante. La ricerca di PE tira conclusioni forse troppo drastiche, ma è comunque interessante ragionare su come le comunità culturali, lasciate in piena libertà d’azione, si ritrovino poi non più a riconoscere il paese ospitante come concessore ma come limitatore dei propri usi e costumi. Paolo Sarpi è satellite di questo atteggiamento.

Il problema non è più l’accoglienza, entro certi casi limite come i CPT, ma quale politica adottare nei confronti delle generazioni che nascono e crescono in un paese straniero. La comunità cinese, in larga maggioranza, cresce i propri figli per i primi tre anni in Cina (nascono qui e dopo pochi mesi vengono portati in madrepatria), per poi essere allevati ed accuditi nei ghetti che si sono creati nelle nostre città, lontani dunque da un’istruzione muliculturale e vicini ad un multiculturalismo imposto: esco dal quartiere faccio l’italiano, dentro al quartiere cazzi miei. Si creano così sacche di vera e propria resistenza all’integrazione pratica, intesa in obbedienza alle leggi formali, alle quali si oppongono leggi informali o meglio culturali. Il paese di provenineza viene esportato per filo e per segno tra le vie delle numerose “chinatown” e si crea un necessario antagonismo proprio delle affermazioni culturali.
Tecnicamente tutti questi fenomeni sono naturali e salutari, è impensabile che un cinesi diventi italiano e che un italiano diventi tedesco, il nodo come detto sopra sta nel non far nascere antagonismi, da una e dall’altra parte.

In Italia, e più ampiamente in Europa, il fenomeno migratorio è un processo relativamente nuovo, che non ha ancora mostrato gli effetti di terze o quarte generazioni se non negli ultimissimi anni (dal 11/9/2001 grossomodo), e che dunque non ha trovato ancora soluzioni efficaci. La soluzione escogitata dall’aministrazione milanese è tra le più idiote e ottuse che si potessero trovare: punire chi ha giovato di una deregulation accondiscesa dallo stesso municipio negli anni precedenti. Ovviamente la reazione della comunità cinese è stata pretestuosa (la donna presumibilmente oltraggiata\picchiata) ma fondata su una politica sciocca e barbara di accanimento.

Dice Lenz “l’amministrazione precedente non aveva fatto niente continuando a dare licenze senza batter ciglio“, vero ma sbagliato: la licenza è giusto rilasciarla solamente in caso giustificato, ma non può essere rilasciata favorendo l’accentramento attorno ad un unico punto della comunità etnica ospitata, bisogna creare meccanismi grazie ai quali le identità si preservino, ma che condividano la quotidianità del paese che li ospita. L’esempio è banale: un negozio di abbigliamento gestito da cinesi viene delocalizzato, tramite un circolo virtuoso di supervisione degli spazi commerciali disponibili, in un quartiere differente da quello in cui si è stabilità la comunità, obbligando così il commerciante (e i suoi cari) a rapportarsi con la popolazione ospitante. Rapporti che passano dal semplice contatto umano al dover affrontare il traffico cittadino.

Il dilemma sta nel trovare soluzioni efficaci che giochino all’olandese (e ci capiamo solo in tre con questa metafora): salvaguardare le proprietà folkloristiche di chi chiede ospitalità e piegarlo allo stesso tempo ai meccanismi quotidiani della popolazione ospitante, trovando simboli soprattutto: gli americani che abbiano origini irlandesi, italiane, cinesi, africane, latine, marziane, tutti quanti, quando passa la bandiera si alzano. Qui nemmeno gli italiani lo fanno. È un esempio, ma è un esempio vincente.

Sono tutto Bagnasco

9 Apr

1, 2, 3, 4.

Bagnasco non mi sta simpatico, anzi. Non mi piace la violenza, ma in alcuni casi sono perla legge del taglione. Ma la cosa che più mi domando, dopo aver guardato le quattro foto: perchè dovevano essere sempre inquadrate mamma e figlia che presumibilmente avranno fatto da guida al fotografo? Non bastava, per soddisfare il protagonismo sensazionalista delle persone, riprenderle in un solo scatto? Perchè repubblica, specie nella sua versione .it è un rotocalco bizzarro e malscritto?

Perchè evidentemente gli piacerà così a quel rincoglionito di Ezio Mauro, boh.*
E Bagnasco magari non andrà ammazzato, ma per morire deve morire: voglio dire, è la natura umana quella di morire (quindi “Bagnasco devi morire” sul piano formale ha ragione).

È pasquetta, il nuovo di Apparat non mi è piaciuto, lo stesso dicasi per il nuovo DNTEL. A breve uscirà anche Bjork, non ci sarà due senza tre, ma poi incominciano a girarmi i coglioni.

* Edit: noto che le stesse foto sono pubblicate anche su corriere.it. Disgustomatico. Si intenda dunque l’invettiva anche contro Paolo Mieli.