Il concertone

2 Mag

Di concerti del Primo Maggio ne ho visti numerosi: tutti rigorosamente via tv, ché di vedere gruppi poco interessanti in mezzo a qualche mila persone ho sempre avuto poca voglia. Anche quest’anno ma un po’ meno, sempre meno come trend negativo degli ultimi anni, ho guardato il concertone. E per carità, ben brutto.

Ma non brutto in senso assoluto, brutto di estetica, brutto per il bordello che regnava sovrano, per il caos di persone e cose dal quale non traspariva mezzo, ma neanche un quarto, straccio di idea: velleità rivoluzionarie da quartierino e tema del concerto: il rock’n’roll. Era un concerto politico, ma ce lo siamo scordati.
E quindi via libera ai manifesti della sinistra in musica, ai Modena City Ramblers che suonano Bella Ciao, ai Daniele Silvestri con le carte Visa e la cover di Paperback Writer, a Carmen Consoli e Enzo Avitabile. Il SUPERGRUPPO di Pagani, che di super aveva solamente l’ego di Agnelli. Quelli buoni e un po’ insoliti meglio spingerli ad orari del cazzissimo, tipo alle quattro e mezza del pomeriggio come i Casino Royale o stretti in 15 minuti come Sinigallia.
E la Gerini. E Rivera.
Una, che nella vita recita e pure male, lanciata sul palco a fare appelli contro la pirateria giustamente accolti da fischi (giustamente perchè è ridicola la SIAE e non il concetto di pagare gli artisti), a preoccuparsi dei bambini e a cantare con un filo di voce stridente in compagnia di un Paolo Rossi che nasando la situazione ha giustamente cantato più che presentato.
Poi Rivera, che dovrebbe essere un comico, uno che fa satira. Allora se è così siamo buoni tutti, io e il frikkio a confronto siamo le palle di Luttazzi. Una battuta di merda sul Vaticano e provincialismo da campionato di Briscola. Il Luttazzi di cui prima nell’ultimo spettacolo dava del frocio a Gesù Cristo: le cose o le fai andando fino in fondo o non ti nascondi dietro a Welby, Franco e Pinochet. Non è questione di rispetto religioso, è che sei al primo maggio, si parla di lavoro e uno dei sindacati organizzatori è dichiaratamente cattolico. La questione è il dilettantismo.

L’importante è che ci sia sempre qualcuno che a vedere queste cose si diverte. Così il concertone continua, la povertà di contenuti prolifera e la Bandbardò ha la sua vetrina televisiva annuale. Bella ciao.

P.S. parliamo di cose serie: qui la mia recensione del nuovo disco di Klute.

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