Non è mai troppo tardi

24 Set

Leonard Cohen l’ho conosciuto pochi giorni fa, il suo nome in molti modi è sempre circolato attorno alle mie letture, tra forum e riviste, e anche attorno ad alcuni dischi che se non sono suoi figli sono certamente suoi nipoti. Ci si annusava da lontano insomma, e la conoscenza stretta, quella vera con le orecchie, è capitata comunque mediante un intermediario, altrimenti chissà se mai ce l’avrei fatta. Perciò grazie allo spot della nuova BMW serie 3 accompagnata da Hey, that’s no way to say goodbye sono approdato nel mondo di Leonard Cohen.

Songs of Leonard Cohen, 1968, è uscito inaspettato dalle casse dello stereo, forse perchè ero (e sono) spaventato dalla parolina “folk” affianco alla scheda di allmusic.com che ormai associo ad inevitabile noia, la questione si è fatta però più bella e preziosa di quanto potessi immaginare. Lontano dalle nenie che popolavano la mia immaginazione Cohen scrive, chitarra e voce, canzoni morbide e pop, con quel gusto malinconico che se vestissi pantaloni stretti e frangetta forse accoglierei come un’illuminazione, ma che nelle mie orecchie suona semplicemente come qualcuno che gode nel suonare e raccontare di storie, proprie o solo inventate, e che si diverte anche nel muoversi in certi territori fangosi. Le riprese di batteria sul rullante, i ritornelli smaliziati che entrano subito nel cervello o la voce stessa di Cohen che sembra conosciuta da sempre, non lo so, saranno forse queste cose a farmelo piacere, o più semplicemente perchè sono grandi canzoni.

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Una Risposta to “Non è mai troppo tardi”

  1. Luigi mercoledì 14 maggio a 10:37 am #

    Beh, era anche ora che ti accorgessi di lui.
    Io l’ho scoperto attraverso le traduzioni di Fabrizio De André (Giovanna D’Arco, Nancy e Suzanne) ma ho impiegato un po’ a trovare un libro con la traduzione dei testi (che sono davvero Poesie con la “p” maiuscola). E poi è nato un amore per la sua voce che è come una lama di un rasoio arrugginito, che ti entra dentro educatamente ma con una scorza di beffarda ironia e profonda malinconia.
    Ascolta “The partisan”, “Avalanche”, “So long, Marianne” e “Chelsea Hotel”, sono canzoni senza le quali non potrei vivere.
    Ciao!

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