23 seconds to Mars

29 Nov

Mathew Jonson non è venuto qui per raccontarcela, per far credere di essere la nuova cosa dell’elettronica a suon di spot e proclami. Già come solista ve lo raccomandiamo, ma con Danuel Tate e Tyger Dhula, come diceva Neffa ai tempi suoi: “Non ve n’è”. Cobblestone Jazz, nomen omen, perché l’approccio compositivo di sedersi davanti al pianoforte e cominciare a suonare qui ha senso d’essere, e nonostante le parentele col jazz classicamente inteso finiscano già alla ragione sociale c’è di che sorprendersi per la prima prova del trio sulla lunga distanza.

Era ora che si uscisse dal formato vinilico, tanto buono e caro, che si pone ancora come una barriera verso il cosiddetto grande pubblico, per appoggiare il proprio materiale sul cd, sull’mp3 e su tutti i formati che capillarizzano il nuovo mondo musicale.
“23 Seconds” è l’apertura popular della techno verso le persone, verso il cosmo estraneo e magari annoiato “dai che palle questa musicaccia che ascolti te”, perché a una musica colta e ricca di riferimenti, che partono dalle esperienze berlinesi delle microvariazioni finendo su respiri lounge, associa una vena melodica mai banale.

 

Già negli scorsi mesi si era potuto godere di una techno nuovamente in forma e sicura di sé, capace di mettersi in gioco su piani differenti dal semplice ballo, con Guy Gerber o gli Underground Anthems della Sistrum Rec, e ora è il momento di confermare definitivamente questa svolta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: