Mutiny

16 Mag

Era Of Diversion porta con sé un carico di aspettative forse troppo alto, perché è vero che gli statunitensi in questione hanno mostrato grandi qualità, ma su un numero esiguo di produzioni: chissà poi come sarebbe stato un disco… Il disco non è orrendo, e già questo è un mezzo passo che li salva dall’accezione “meteore”, è solo fuori fuoco, ci voleva meno programmaticità. Gli Evol Intent quando si scatenano, quando appoggiano il mattone sul pedale del gas e non si curano più di nulla sono immensi, quando fanno uscire il loro essere degli americani senza misure arrivano diretti al punto, lasciano piovere una catastrofe di break che letteralmente trascina via. Sono all’esatto opposto della barricata dove abbiamo trovato Klute, non importa cosa si vuole suscitare attorno alla propria musica, l’atteggiamento è da kid hardcore e non gli interessa nulla.

L’altra faccia della medaglia è il loro lato acculturato, perché saranno pure tre (ex?) teppistelli del suono ma di break, acid e Aphex se ne sono mangiati parecchi, e si sente fin troppo. Il risultato è che l’eccessiva compostezza non dona per nulla al loro suono, ci si ritrova per le mani canzoni curate al dettaglio, ma congelate in un manierismo che rimanda fin troppo a sonorità andate; persino quando qualche MC ci mette la propria voce, la cosa non frulla a dovere, non è grime e non è drum’n’bass, ma non è nemmeno affascinante.

Ci si tenga buone le emanazioni migliori di un disco d’esordio che è già un disco di transizione: la title track, “8-bit Bitch” nella versione remixata dall’ottimo Spor, e più in generale l’ultimo lotto di canzoni, dove trova spazio quanto detto sopra, quella libertà d’azione che non è nient’altro che violenza ingiustificata, nichilismo ed egocentrismo, un perfetto specchio di ciò che il mondo propone quotidianamente, riversato dentro ritmiche serratissime, urla ed esplosioni.

Gli Evol sono per definizionie il ribaltamento di Love e quando riescono a esprimersi appieno, procedono con mutilazioni sonore in cui l’anima non trova davvero posto. Quando tentano di essere anche lo specchio del proprio nome, cercano di trasmettere un’anima artificiosa, che anche in una modernità ormai costruita e vissuta da macchine, non è ancora valida.

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Una Risposta to “Mutiny”

  1. roccahc venerdì 16 maggio a 7:12 pm #

    ora sono davvero curioso di sentirlo..

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