hey kiss me, i kiss you

2 Giu

Se fosse tutto molto poco importante, se la vita fosse un coacervo di cose piatte e perlopiù noiose, se non ci circondassimo di persone ed avvenimenti che la animano, probabilmente la ragione di alcuni dischi sarebbe molto più in evidenza di quanto a volte già non sia. La prima volta che ascoltai un disco del genere la mia vita proseguì piuttosto placida, non avvertii alcun scossone, non so spiegarmelo ancora oggi a distanza di molti anni, semplicemente successe così e stop. L’importanza che ha assunto nel corso del tempo questo disco invece è straordinaria, se fosse una persona di qualunque sesso non avrei paura di gettare alle ortiche tutto quanto per andare via con lei e basta, ed è così che spesso mi comporto con l’altra musica, con tutto quello che non è Beaucoup Fish. È il mio grado zero di obiettività, il punto maggiore che citerei per dare la misura di ciò che mi piace.
Le automobili di un tempo, così come le motociclette e le opere meccaniche in genere, erano degli orologi regolati dal tocco delle dita di un meccanico guidato dal proprio orecchio; l’avvento dell’elettronica ha ridotto questo approccio in favore di una scienza pressochè perfetta governata dalle centraline. L’elettronica in musica ha sempre provato ad eludere la presenza dell’uomo, dai vecchi babbioni chiamati Kraftwerk passando per Basic Channel e Underground Resistance; il mito del deus ex machina tecnologico ha appassionato l’uomo dalla nascita della fantascienza, ma l’insostituibilità del calore umano è una sfida che può essere vinta solo con una capacità di rendere comunicativa e viva una musica proveniente da ciò che un’anima solitamente non ha.

Born Slippy incarna tutto ciò che si pensava di poter fare attraverso una musica nichilista ma segretamente romantica, che dalla meccanicità del ritmo faceva nascere parole che costruiscono una storia d’amore moderna e stereotipica sotto l’effetto delle droghe, Beaucoup Fish come tutto ciò che è Underworld ma non è Born Slippy descrive le varianti che a quell’estremo si avvicinano sempre e solo in parte, solo fin quando non si chiude tutto con Moaner. La sintesi di ciò che Born Slippy voleva rappresentare e di cui si prende coscienza dell’inevitabile (e vicino) fallimento, l’arrivo del nuovo millenio, l’avanzata delle macchine, dei Ricardo Villalobos, delle Magda, delle Ellen Allien quando anche Detroit dava spazio all’immensità e profondità sonora di Theo Parrish, in quell’istante Moaner era l’annuncio del ritiro di Platini, l’aver riletto tutto quello che si era detto e averlo ricomposto nello strazio di un’inerzia finita, dei rave falliti, di una musica rivoluzionaria che perdendo contro sé stessa avrebbe messo la definitiva parola fine -in un’ideale trilogia- con Beautiful Burnout.

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