Archive | luglio, 2008

Il conto

30 Lug

Vado per punti:

– YouTube. Presente no? Ci trovi praticamente tutto sia dotato di audio + video. A volte anche solo audio, a volte anche solo video. È una risorsa di dimensioni bibliche. Quasi come wikipedia, però più divertente.

– Mediaset. Presente no? Non ci trovi praticamente un cazzo, però trasmettono Friends, Dottr House e altri telefilm carini. Non trovi informazioni utili ma c’è Emilio Fede.

– Anno 2008 d.c. Dove d.c. non sta né per Democrazia Cristiana né per Direct Current. È l’anno in cui viviamo e che segue un certo numero di anni in cui l’internet si è rivelato foriero di occasioni per monetizzare le proprie idee. Ammesso che uno di idee ne abbia, infatti…

Mediaset chiede 500 milioni di risarcimento a YouTube e Google per illecita diffusione di filmati.

Cose che financo in Cina le capiscono meglio.

I feel space, really

28 Lug
lindstrom e il panama

lindstrom e il panama

Lindstrom lo conosciamo bene, e se non lo conosciamo bene: male. Diciamo che è bene conoscerlo, un po’ perchè ci sta mettendo del suo per fare delle cose house non necessariamente negre ma che suonino soulful in una maniera tutta loro, e un po’ perchè ha vissuto momenti di hype che insomma, era figo dire che uno se lo ascoltava. Alla prova del nove di quelli che se lo ascoltavano esce ora Where You Go, I Go Too; è un ep perchè ha 3 canzoni, è un album perchè dura quasi un’ora ed è una roba prog nei minutaggi: la prima 28 minuti, la centrale 10 e in chiusura altri 15 multipli di 60 secondi. Insomma c’è tanta di quella carne che levati.

Il problema è che la cosa in questione, album o ep che sia, rompe il culo, ti azzanna la chiappa e ti sbrindella proprio finchè non ci rimane roba buona giusto per fare le purpette. Lindstrom è arrivato a pensare l’house dopo la house, finalmente direbbe qualcuno, portando la questione ad un livello più alto o se vogliamo più antico. Progressioni, scrittura vera e propria, meno producer “chiavetta” e più musicista. I rimandi all’italo disco e al funk robotico sono presenti ma diluiti dentro ad una composizione che unisce le aperture space degli Ame all’abuso della cowbell nell’estasi suprema del collage dance. Owens qualche mese fa aveva dato in pasto alle nostre orecchie un disco profondamente house, negro e sofferto, cantato come solo lui può permettersi e che inseguiva strutture, seppur ottimamente eseguite, comunque conosciute nella loro forma originaria. Il bignami della soulful house scritto e spiegato da chi la materia se l’era praticamente inventata; qui invece siamo quasi agli antipodi perchè, come dicevo qualche post più sotto, il diggin’ può rivelare l’enormità della musica che ha avuto la possibilità di storicizzarsi ma cacata fuori da una prospettiva completamente diversa, e perciò ecco Where You Go, I Go Too: il Donuts della legna pettinata.

Andate e prendetene tutti.

Photek but the girl

25 Lug

Su missingtoof ho riscoperto Single degli Everything But The Girl nella versione remixata da Photek. Conobbi due o tremila anni fa photek come producer, e anche questo remix e poi scoprii gli EBTG. Però quando incominciai ad appassionarmi di d’n’b non è che questo lavoro mi avesse detto molto, mi domandavo che senso avesse rimanere in secondo piano, accompagnare la voce di Tracey Thorn senza lasciarsi mai andare, demolire, tagliare ed esplodere. A me piaceva la legna e basta, come quando scopri la figa o le canne. Devi scopare devi scopare devi scopare. D’n’b era un’abbreviazione che funzionava bene solo se abbinata ad un concetto demolitore e tutto ciò che restava in mezzo se non addirittura ai bordi appariva parecchio sfocato. Ora è tornata dagli abissi degli mp3, dei dischi prima che siano dischi per davvero e tutto ciò che affianca la musica nel 2008; Single è un mantra recitato: do you want me back? è l’agonia di quando ci si lascia, del continuo pensiero focalizzato solo sull’atra metà mancante, dei perchè, dei modi per imitare nuovamente una realtà che banalmente non c’è più e non ci sarà. Photek entra dentro a questa canzone aggiungendo un pathos urbano smisurato, il break è inquieto così come il basso che spunta solo quando la fitta al cuore raggiunge il picco, per poi andarsene e scomparire:

I’ll put my suitcase here for now
I’ll turn the TV to the bed
But if no one calls and I don’t speak all day
Do I disappear?

Everything But The Girl – Single (Photek remix)

Manco i cinesi!

22 Lug

I started in August 2006, when I got back from a trip to Viet Nam, the land of my grandparents. As a vinyl junky, I really couldn’t come back to France without bringing back some wax. After hours spent riding on a motorbike in Saigon streets, a taxi finally helped me find some old Asian records. I was feeling like an explorer discovering a forgotten treasure. I bought almost 30 vinyls, most of them in poor condition, went back to the crib, and started making beats with some material that I wasn’t used to.

Cover e self-portrait per Onra

Cover e self-portrait per Onra

Onra ha intitolato il risultato di questo digging tra i vinili vietnamiti Chinoiseries, un po’ allargando a piacimento la geografia, un po’ per marketing forse -vietnamiterie non suona esattamente bello- e quello che è saltato fuori è l’impensabile buon risultato di uno che, prima di provare con l’inutilmente etnico, non aveva mai impresisonato nessuno. Chiariamoci fin da ora: 50 minuti di roba vietnamita samplata e ricostruita sotto forma di hiphop strumentale sono un po’ una rottura di palle, ma a piccole dosi o selezionando a proprio piacimento i momenti preferiti se ne estrae un lavoro avvincente e ben curato.
Da una parte vallo a pensare che un francese avrebbe copiato qualcosa ad un vietnamita (o ad un cinese, o ad un taiwanese o a ci siamo capiti) ma dall’altra parte lo stesso francese va a compiere un’opera di ricostruzione del sottostrato culturale di un paese, seppur non ai livelli di un Donuts con la musica nera d’america, che formalizza una formula apparentemente banale ma che persino uno come Madlib non ha saputo padroneggiare in maniera credibile (Beat Konducta in India mi pare sempre un disco bruttino). Insomma, paese che vai difficoltà di sampling che ti ritrovi.
E a parte le sparate la cosa fa riflettere, perchè rileggere una cultura non propria (Onra è comunque di origini vietnamite, perciò..) è uno scoglio musicalmente davvero difficile da sorpassare e non è un caso che i momenti migliori in tal senso siano stati quelli esposti da chi ha guardato alle proprie spalle e non dietro quelle altrui. Pare che Mike Patton abbia anche spaccato con i classici della canzone italiana (nel post c’è anche Tom Waits, che mi trita le palle: l’ho detto), però a me non ha detto nulla di significativo (beh, non sono andato a vederlo live proprio perchè non mi sembrava in teressante), e si ha vissuto qui 10 anni, gli piace anche la musica che ripropone, però non lo so. Oh vaffanculo, chissenefrega.

Onra – Here Comes The Flute

Sketch forniture

16 Lug

Non fosse per la colonna sonora peggio dei sims…

Loro sono i ragazzi del collettivo FRONT e spaccano il culo definitivamente.

ItAlieni

11 Lug

Due cose italiane che vi accompagneranno durante i rientri notturni di questa estate:

Solaris Eremit [Rush Hour]Upperground Orchestra – Solaris Eremit [Rush Hour]: Rabih Beaini, Alvise Seggi, Max Bustreo, Ralf Altrieth, Tommaso Cappellato. Super singolo hi tech jazz. Roba deep space 500 direttamente da Venezia e dintorni, si viaggia altissimi dentro ad uno spazio smisurato tra reminiscenze balearic e rotondità degne del miglior Glenn Underground. Da brividi tutto, il remix di Ra.h (Rabih Beaini) è una delle conferme più emozionanti da molto tempo a questa parte.

NUfrequencyNUfrequency feat. Shara Nelson – Go That Deep (Charles Webster rmx) [Rebirth]: Daniele Contrini (già Dj Shield) e Cristiano Massera con la voce di quella, sisi proprio quella, che ha cantato per i Massive Attack in Unfinished Sympathy. Un brano deep house con un’eleganza che non si sentiva da molto tempo, anthem vocale ripetuto e quella morbidezza necessaria per trattenere il respiro nell’afa cittadina. È tutto su un altro livello.

Loopalooza

9 Lug

La reiterazione ti permette di focalizzarti sui dettagli, di percepire la musica maggiormente come una scultura anzichè come un processo. La reiterazione è un fenomeno molto complesso, un singolo loop ha una una qualità di ripetizione molto differente da una frase di pianoforte suonato da un musicista. La ripetizione è un mondo vasto, e creare qualcosa che sia ripetitivo ma anche eccittante è una grande sfida. La ripetizione obbliga il compositore a focalizzarsi sull’essenza, poichè ogni dettaglio viene messo in evidenza loop dopo loop. (Robert Henke, About Repetition)

monolake

monolake e uno schermo crt

Monolake è principalmente Robert Henke, probabilmente tra i più grandi teorici e musicisti nel campo della techno ed elettronica da ascolto. Il contributo offerto dall’ometto in questione è fondamentale per lo sviluppo e la razionalizzazione di tutto ciò che è mini-legna. Legato profondamente con il dub già dal semplice concetto di ripetizione ed elaborazione del sample l’accento è sempre posto sulla struttura della canzone e mai sulla sua efficacia istantea, ovvero: niente anthems e moltissima sostanza. La fortuna per chi si avvicina ad Henke come Monolake è quella di imbattersi in una creatura che di quel suffisso “lake” ne fa bandiera, il suono gigantesco e profondo creato nelle composizioni ha qualcosa di unico, la densità liquida delle canzoni anche nei momenti più aggressivi trascina direttamente su mondi lontani.

Chi ha la sfortuna di imbattersi nei progetti\installazioni dell’Henke solista è giunto nel posto giusto:

Robert Henke – Delta

Massì dai anche una più pop: Monolake – Alaska