Prot. Una risposta aperta e disordinata

12 Ago

Solitamente rispondo nei commenti degli altrui blog, però qesta volta avrei davvero esagerato. Perciò la Kikka ha detto questo e io ho partorito questo:

Stavo pensando anche io alle contestazioni e alle molte parole spese, sulla scelta di assegnare le olimpiadi ad uno stato non esattamente sobrio come la Cina.
Poi ho realizzato che -ovviamente- le polemiche sono salite con l’avvicinarsi dei giochi, nulla di male considerata l’esposizione mediatica di cui gode un evento del genere. Poi ho avuto una serie di riflessioni mediamente slegate tra di loro e in fatti vado per punti:

– le città si candidano all’incirca 10 anni prima per ospitare l’Olimpiade, e se non sbaglio nello stesso anno di un’Olimpiade il CIO designa -tra le candidature- quella che ospiterà la manifestazione due edizioni dopo. Perciò grossomodo nel 2000 sapevamo che Pechino con la sua conta di morti sul groppone avrebbe tenuto in casa uno dei simboli del “volemose bene ma facciamoci il culo sul campo”. Nel 2000 mi rendo conto che magari ci fossero altre priorità, ma non molti ne hanno avuto a male. Nel 2008 quelli che prima non ne hanno avuto a male dicono che Pechino è indegna. Era indegna anche 10 anni fa, ma come sempre certi movimenti nascono per riflesso piuttosto che per idee primigenie.

– trovo che la Cina ci stia facendo un figurone, bello o brutto a scelta di ognuno di noi. I media non hanno il coraggio di dire le cose che dicevano prima dell’apertura dei giochi e tutte quelle regole d’informazione che prima sembravano le limitazioni assolute scritte dal demonio ora sono supinamente accettate. Quelli che continuano a dire le cose di prima stanno mediamente a 10mila km di distanza e Hu Jintao (una wiki che puzza di finto come poche eh) ci fa una grassa risata su. Abbiamo difronte un sacco di esempi per i quali la critica non è mai servita un accidenti verso quegli stati che -senza rompere concretamente le scatole all’esterno- dentro ai propri confini fanno il tubo che gli pare. La Cina è un’amorevole potenza economica, prima o poi forse magari chissà si adegua, ma -non me ne vogliano persone più amanti di me del popolo cinese- gli abitanti dell’enorme stato con la stellina rossa non si sono mai rivelati grandi rivoluzionari. Montanelli diceva degli italiani: In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”. Io dico: In Cina a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura dei cinesi e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?”

Perciò credo che per poter cambiare le cose servano prima di tutto dei cinesi nuovi. Però i cinesi nuovi ci sono, gente che fa ottimi affari, si arrichisce, esperisce un grado di libertà sulla propria pelle che prima d’ora lì non si era mai visto. Poi gli chiedi come è successo e magari ti dice che la mamma era nella nomenclatura del vecchio partito, e gli agganci contano quando devi muovere i soldi (oh nel 2008 sono i soldi che ti dan la libertà, smettiamola col fare quelli di sinistra) e andare a comprare la giacca da Gucci piuttosto che le scarpe per tua moglie da Fendi, o fare le vacanze all’estero e mettere da parte una bella fortuna. La Cina è sorprendente in tutti i sensi, ce lo sto pigiando nel culo a noi perchè loro sono 1 miliardo e i numeri contano, e ai propri abitanti perchè mentre glielo pigia nel culo gli fa credere che è per il loro bene.

Presente Altan quando disegna Berlusconi con l’ombrello giallo in mano che si rivolge al malcapitato di turno? Ecco, uguale. La Cine è Berlusconi moltiplicato per un miliardo: non lo fotti.

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Una Risposta to “Prot. Una risposta aperta e disordinata”

  1. sarah martedì 12 agosto a 9:59 am #

    Ma infatti quando parlo del vermone Serif/Arial/cuorier new che sbroda mezzo secondo prima dell’inizio voglio proprio dire quant’è ridicolo tutto il polemicume degli ultimi 15 giorni quando il luogo si conosce da quasi 10 anni. Inevitabile, strutturale, per carità, ma patetico un casino. Ma poi, quanto siamo pieni di questi teatrini dove ognuno fa la sua parte di indignato e bla-bla-bla col consapevole effetto di mantenere solo lo status quo? E’ che zitti non ci si può stare, lo so, però ogni parola innocua che rimbalza contro il regime finisce per avere l’effetto contrario: forza e prova di controllo dalla loro parte, e debolezza patetica per noi, quindi…
    E poi non voglio cadere nel gioco facile che alla fine l’evnto, gli sportivi, le cronache, tutti di nuovo allegri e va bene così. Si, è tutto molto bello e a tratti emozionante, ma che quel paese sia stato scelto è triste, tristissimo, TRISTERRIMO!

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