Noi siamo i giovani con i blue jeans

25 Ott

Una settimana di silenzio per lasciare spazio a 5 cose meravigliose:

Dimitri From Paris/Jazzie B/Quentin Harris – Southport Weekender 3 [3xCD, SuSU, 2005];
Le maniglie del Titanic erano meno lucide della roba super disco-house che i tre pazzi hanno compilato per il terzo volume della Southport Weekender (segnalo tralaltro la 5 che vede ai comandi Kenny Dope e Terry Hunter). Si viaggia da puntate da aperitivo ad house esotica passando per NY e Nicky Siano. Cose dell’altro geo.

Alton Miller – Full Circle [12″, Yore, 2008];
Grande uscita di Miller che ho malauguratamente snobbato alla pubblicazione (marzo ’08). Deep house balearic, niente di più e niente di meno, una classe maturata in 15 anni di attività e carriera da schiaccia sassi. Miller si districa tra gli orfani del Quentin Harris di Haunted, mancando quel pizzico di spiritualità e aggiungendo mille rimandi al soul dei tempi d’oro.

Charles Webster – Defected Presents: Charles Webster [CDr, Defected, 2008];
Charles Webster è il dio in terra della deepness, dell’emozione dentro la house “dritta”, è un figo imbarazzante quando mette le mani su qualcosa. Qui ci sono 9 remix scesi dal cielo per illuminare la retta via.

Markus Enochson And The Subliminal Kid – These Won’t Put Me Down [12″, Miso, 2008];
Chiave di volta dell’anno elettronico. Enochson e Kid in stato di grazia la mettono giù morbidamorbida, un materasso di amore techno aprendo spazi profondi come il cielo e ti regalano il biglietto per volare via definitivamente. Poi arriva CW, che come sopra, non se lo fa ripetere due volte e taglia un edit da panico.

Morphosis – Dark Myths Of Phoenicia 2 of 2 [12″, Morphine, 2008];
Rabih Beaini libanese dall’Italia. In culo ai leghismi questa è roba così tanto da esportazione che il Chianti Frescobaldi diventa un bianco secco. House del futuro, dopo la superprova come Upperground Orchestra Ra.H esce dal cilindro assieme al coniglio con pad Global Communications in versione Secret Ingredients e tensione a 3000volt, non arresta mai la ritmica è un mulo che punta all’inferno del dancefloor. Mot non si balla, non ha tiro, non è da pasticconi eppure lo suoneresti anche alla festa di compleanno di tuo nipote ottenne. Giri il disco e c’è Yaam, un trip ambient house aggredito da un’osessione ritmica agghiacciante. Lo stiamo perdendo.

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