Archivio | settembre, 2009

Stavamo bene senza. Stavamo bene da soli.

30 Set

Creep rifatta da Vasco sembra una canzone a caso di Vasco.
Creep fatta dai Radiohead sembra una canzone a caso dei Radiohead.
E in ogni caso fa cagare.

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Wax and mo’ wax

24 Set

Ho una passione particolare per le storie dietro la musica, gli aneddoti e le curiosità, insomma il lato folkloristico e mercificabile di una musica che -essendo per la più parte muta- ha bisogno di raccontarsela un po’. Underground Resistance con la temuta carica politica, la house di Larry Levan come fuga dell’omosessualità verso un piccolo Paradiso, i rave inglesi come fuga dal tatcherismo e via così. Però sono un pollo, e mi piace tantissimo anche l’esatto opposto, quando attorno alla musica non c’è un tubo, niente di niente, l’isolazionismo supremo del non volerci mettere manco un nome, un titolo. Basta giusto il numero di catalogo e due tracce fantastiche sospese tra deep house e techno analogica, con svirgolate di synth e battito irregolare che fa tanto Detroit. Stampato in poche copie a Dubplates & Mastering chi è o chi non è, chissenefrega.

Wax – No. 20002

Ho visto Moritz andare fuori tempo

17 Set

Messina, Brutti, Khalifé, Tristano, Carl, Moritz

Messina, Brutti, Khalifé, Tristano, Carl, Moritz

Ho visto Moritz andare fuori tempo seguendo un groove di Craig, agitando un sonaglio che chissà come si chiama, e ritrovarsi dopo una battuta e mezzo a dover dare un colpo dispari per ritornare sul four to the floor dell’omaccione di Detroit. Punto, ripartiamo.

Shape come forma ma anche sostanza e, senza pudore, temevo che la sostanza sarebbe stata vaporosa tanto quanto quella non percepita dal live modenese di AGF/Delay. Tristano, Brutti, Messina, Khalifé, Craig e VonOswald danno corpo ad improvvisazioni a cui mi approccio sospettosamente, giocando con un po’ di free e un po’ di ambient per l’apertura -diciamolo- paracula. I sei funzionano bene quando il suono si ingrossa e permette a Craig e Khalifé (percussioni) di dare la struttura su cui far viaggiare l’incredibile Tristano, che a soli 25 anni ha talento per almeno un altro paio di persone, e svisa e sostiene e guida l’opera alternando piano-synth, pianoforte e Moog. Brutti, Moritz e Justin Messina arredano lo spazio sonoro con fiati, bassi ragga e aperture deep space andando a trovare la soluzione più tesa per ogni momento dell’esibizione. Ne viene fuori un gioco delle parti in cui Carl -il vero collante della formazione- dialoga musicalmente (e non) con tutti i presenti sul palco, sfidando o aiutando chi stava guidando la formazione in quel preciso momento, arrivando ad imporre sul finale un crescendo techno su cui tutti si sono lasciati andare in una jam che ha riunito, come da press release, techno e jazz, ma che già aveva mostrato durante tutto il live di essere capace di tenere alta la tensione, regalando momenti intensi come i 5 minuti di dub-techno con un transient guidato da Messina su cui VonOswald e Khalifé hanno appoggiato un ponte ideale tra ciò che ha prodotto Maurizio con BC/Rhythm&Sound e le fughe free di un percussionista nanerottolo con un’intelligenza musicale rara.

La chiusura amara e l’aneddoto che racconterò ai miei figli:
Arrivando verso il teatro comunale, puntuale nel mio ritardo, ho avuto la fortuna immensa di incrociare Moritz VonOswald che si apprestava ad entrare dall’accesso per gli artisti. Credo di essere stato così contento ed emozionato pochissime volte nella vita e me la sono fatta addosso così tanto da non riuscire neanche a dirgli ciao. Non l’ho riconosciuto subito però, vuoi il buio, vuoi perchè ero lontano quando ho avvistato questa figura con la faccia di Maurizio, ma non l’ho riconosciuto finchè non gli sono stato vicino perchè Moritz non è il ritratto della salute. L’ictus che l’ha colpito qualche mese fa l’ha lasciato con gravi problemi di deambulazione, tanto che era accompagnato-barra-sorretto da quella che presumo essere la sua donna, e ha il braccio sinistro quasi completamente fuori uso. Non aveva una bella faccai e mi sono sentito, in un salto chilometrico dallo stato euforico, parecchio malinconico e dispiaciuto per un colosso (è davvero alto) che ora vive una situazione del genere, per me lui è un mito e i miti sono sempre belli, forti e intelligenti. Come Moritz immaginavo che fosse. Poi l’ho sentito sul palco, l’ho visto ridere e scambiarsi segni di intesa con tutti i suoi collaboratori e gioire assieme a noi figli della cassa al termine dell’esibizione. Dentro di lui c’è ancora il fuoco e dentro di me vive ancora il mito.

Giro in tondo, ma sono statico

14 Set

Registrazioni in bassa qualità del futuro del pop italico. Lodo, Albi e il sottoscritto a cassa dritta, ma con garbo.
Per improvvisi feticismi qui si può scaricare il file mp3 ad un bitrate maggiore.

Diggin’ Dilla

2 Set

Ripensavo, riascoltandolo, a quanto mi piace Donuts di Dilla. Poi mi sono detto “ehi, andiamo indietro nella carriera di Jay Dee, ribecchiamo qualcosa che ha fatto quando ancora non era Dilla” e così mi si sono incrociati i destini. Nell’elenco di produzioni di JD è saltato fuori un disco (Labcabincalifornia) e nel particolare una delle canzoni che mi tiro dietro da una vita: Runnin’ dei Pharcyde. Runnin’ dei Pharcyde è stata prodotta da Dilla, è stata la sua prima produzione importante ed è quel piccolo gioiello di sampling che poi guiderà tutta la sua carriera fino al colosso citato all’inizio. JD entra in contatto con i Pharcyde perchè questi, volendo produrre il disco con Q-Tip, non riuscivano a trovare una sintonia giusta con l’ex A Tribe Called Quest e Q-Tip, nella sua enormità, introdusse un giovanotto su cui puntava molto al gruppo di Los Angeles. James si presentò al primo turno di prove con il suo campionatore e quello che sarebbe diventata questa roba qua: