Archivio | ottobre, 2009

There’s a light that never blabla

29 Ott

Il suo nome è Kieran Hebden aka Four Tet, noto a molti grazie al meraviglioso disco Rounds, nel 2009 ha sorpassato a destra tutti assieme a Burial in Moth/Wolf Cub. Adesso ci riprova, da solo.

Alti livelli di awesomeness

23 Ott

È uscito da qualche giorno eppure sembra che in giro si parli d’altro e io non lo capisco. The Dance Paradox di Redshape è il disco dell’uomo che da almeno tre anni propone uno degli esempi migliori di come la techno possa essere affiancata alla parola “dramma” e poi a quella “dagliene” e infine all’inevitabile “figata”. Redshape che se ne va a spasso per i suoni Chain Reaction, Warp e anche un po’ della piacevole ruvidezza della O-Ton, ma è la cura del dettaglio che lo tiene lontano una spanna da quasi tutti, la stessa cura che ci mette Shed, che ci mette Shack e che quest’anno ha sublimato dentro Moth\Wolf Cub di voi-sapete-chi. Redshape fa una cosa però che ho trovato solo dentro la visionarietà di Omar-S: ci mette il funk. Quell’attitudine che dovrebbero iniettare dentro chiunque, la passione per le bassline storte.

E come al solito si ringrazia anche la Delsin. Il resto è mancia.

The man with the case

20 Ott

The Man With The Case è il titolo del nuovo disco di Samuel L Session. È techno notturna, profonda e morbida. È una storiella d’amore che sapevi sarebbe arrivata, ti aveva chiamato annunciandosi, ma tu sei riuscito a sorprendertene comunque. È la ruffianità implicita dentro certi suoni e il loro inevitabile sedurre chi li ascolta, tra armonie di respiro, battiti midtempo e mani calde mentre fuori è freddo. Sono facili speranze di andare oltre il tunneling e approdare in un panorama sonoro capace di far scattare la trance del ballo lavorando sull’inseguimento reciproco piuttosto che sul prendersi direttamente a cazzotti e abbandonarsi poco dopo. È storia d’altri tempi e posti non così marci, è roba normale e che funziona bene per la durata di tutto un disco.

Quel sapore particolare

15 Ott

The Bunker podcast 60: duecento mega di sturm und drang ma soprattutto di BOOM! con Surgeon ai piatti. Mai in forma come quest’anno.

Cancel cancel

13 Ott

Shackleton è tornato con un monolite intitolato Three EPs pubblicato per i giovanotti della Perlon, etichetta di Francoforte ora a Berlino specializzata nel dare spazio a matti completi come Nikolai, Narcotic Syntax e pure quel barbuto di un Villalobos. E vuoi perchè anche lo stesso Shack si è trasferito da Londra a Berlino, vuoi perchè ha sicuramente uno spacciatore di qualità, il nostro ha attraversato il guado post Skull Disco rinforzando la formula che l’ha reso noto. Se prima l’ansia adrenalinica e metropolitana che si percepiva nei dischi era irrisolta, con Three EPs l’uomo si lascia cadere nel vuoto di una disperazione senza compromessi, andando a scavare nei dub e nella pulsazione ciclica, nei sample vocali di un Burial sotto metadone. Il risultato è roba da andare ai matti e chiamare l’amplifon, tra droni in crisi mistica da pitch bending e la netta sensazione che Shackleton non solo possa fare quello che gli pare, ma riesca a farlo fino in fondo.

Cancel cancel.

Max invece l’ha visto e sentito dal vivo e ce lo spiega qui.