Make frico not war

30 Nov

Bologna-Udine-Cividale-Udine-Bologna aka come sei (più uno) bolognesi vanno in gita in friuli.

“Udine è una bella città ma non so se ci vivrei”: tra i molti pregi incontrati -oltre a non dover vivere nel traffico, secondo metro di giudizio della civiltà- si staglia quello di percepire costantemente l’ubriachezza della popolazione più o meno autoctona il cui tasso alcolemico viene mantenuto in quota da una scellerata politica enologica e da un virtuosismo che permette di ignorare la progressione dei prezzi dell’economia di scala. Aggiungiamo anche altri due elementi come il Frico e la gubana allo slibowitz e il quadro clinico si può chiudere. Potrei fare una dettagliata descrizione delle bontà mangiate tra jota, pasta e fagioli e nervetti alla cipolla se solo non avessi vaghi ricordi offuscati dalle lentissime digestioni.
Il Friuli tuttavia si conferma non così distante da ciò che si può vivere in una città come Bologna per quanto riguarda l’organizzazione di serate, anche se con maggiore inesperienza la casistica di imbecillità, casi umani e genuina bellezza dei proprietari\organizzatori non è tanto differente da ciò che si percepisce e vive da questa parte del Po.

Il terrorismo del decibel  è la malattia più grande di ogni città, è il virus che spegne casse, amplificatori e voci ad orari più che discutibili -anzi quasi indiscutibili per manifesta stupidità- impedendo a chi under 40 (under 30?) vorrebbe poter trovare una degna controparte al divertimento alcolico. Organizzare serate significa anticipare orari, incastrare concerti con proiezioni di film a qualche muro di distanza piuttosto che sentire un “tanti auguri a te” che parte tra una canzone e l’altra del gruppo a cui si è fatto da spalla, oppure creare qualcosa di selvaggiamente bello incastonato in un paesino tutelato dall’Unesco e lasciato morire appena dopo le sette di sera perchè mancano collegamenti degni della sponsorizzata qualità di vita, perchè c’è il vicinato e una popolazione reazionaria a cui i giovani, molto banalmente, gli stanno in culo.

A Bologna ci lamentiamo di come le cose subiscano sempre più spesso limitazioni, ma a volte non ci si rende conto di quanta libertà possiamo ancora vantare se relazionata a chi la libertà di divertirsi può viverla solo con il boccaglio o muovendosi verso altri lidi (cfr. il traffico di auto tappate di giovani verso Jesolo).
Suonare fuori dalla propria città offre visuali inimmaginabili su come si muove il paese, anche laddove viene decantata l’enorme civiltà e l’alta vivibilità. Non si può che essere solidali con Alessandra del Navel di Cividale e Andrea del Venti3 di Udine, piccole isole distanti tra loro in cui ancora governa l’umanità.

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