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Per il momento, bella lì

5 Ott

Until Then, Goodbye è l’atteso album di Lawrence. Lawrence è l’autore di Miles, uno degli anthem house di più larga diffusione negli ultimi 12 mesi. E non ne ho mai fatto mistero: mi piace tantissimo. Lawrence è anche uno che ha esordito con un disco su Dial. Ha esordito sette anni fa, ok.
Until Then, Goodbye è l’atteso album di Lawrence e suona come suonerebbe una roba downtempo pubblicata da Warp negli anni in cui il downtempo un po’ elettronico era lì darsi i bacini con l’ambient e potevi venderlo al mercato della frutta. Poi è passato -diciamo per fortuna- di moda e quelli che lo professano ora sono nell’ordine: insegnanti di Yoga, insegnanti di Pilates, ambulatori medici con filodiffusione. Epperò senti come è bello con le sue venature deep house, parte anche qualche conga che fa tanto Osunlade senza tutto quel sesso che ci mette Osunlade, c’è lo xilofono, c’è il pezzo con il charly che rimane ingrippato e tutte le storielle attorno, il midtempo spatolato. C’è la doppietta In Your Eyes e Miles che ti ricordano che in fin dei conti il ragazzo fa roba che tu suoneresti in un’ideale discoteca mentre tutti si eccitano nell’estasi suprema dell’amore. Poi ci stanno pure altre quattro canzoni di cui una da otto minuti ma diciamo che il copione è quello sopra e ci siamo capiti.
Eppure suona bene e mi piace pure, ha quel feeling da “sient’ quant’è buono o’cafè” che alla fine dei giochi proprio non posso dirgli che rompe i coglioni.
Per il momento, bella lì.

Il cattivo pt.3

30 Lug

Ci sono tante cose che non capisco e di cui -non capendole- mi disinteresso supinamente; ci sono alcune cose che non capisco perchè sono troppo tonto e occupato ad osservarmi l’ombelico; ma ci sono alcune cose che non capisco perchè sono loro a non farsi capire, vuoi perchè sono un po’ troppo “alte”, vuoi perchè sono delle vaccate clamorose senza senso.
Care reginette del burlesque, si, sto parlando di voi.
A casa mia quando una si spoglia si dice strip, quando una si spoglia e ciula si dice “baldracca”, quando una si spoglia e si ciula il presidente del consiglio si dice “patrizia d’addario”. Il burlesque –leggo– era una roba a mezza via tra il Bagaglino e il Bagaglino, dove c’erano momenti comici, momenti di ballo presunto e momenti in cui le signorine presenti sul palco si spogliavano pretestuosamente cercando di tirare per culo la c.d. sensualità. Da qualche anno in qua però mi dicono che il burleque è quella roba lì, dita von teese e le sue amiche, e io cazzo non le ho mai viste far niente di più che mostrare le chiappe o le tette. Vedo ogni tanto qualche buzzicona in reggi calze che spogliandosi fa ridere ma anche piangere ma anche “ho un vago senso di nausea” e mi spiegano che se ti metti la gonna nera con le frappe e un bustino rosso\rosa\paillettes-a-vostra-scelta e incominci a far vedere sempre un po’ di più allora è burlesque, che è un modo borghese per dire “quella fa vedere le sise”.
Si ma perchè? Cosa c’è di divertente nell’imborghesimento perbenista aka “mi spoglio ma ti dico che mi spoglio con ironia, qualsiasi cosa questo significhi”? Perchè una truccata pesante e con vestiti inadeguati in tv dice che fa burlesque e una truccata pesante e con vestiti inadeguati al Pepenero dice che fa la ballerina e una truccata pesante e con vestiti inadeguati se le sganci 100 sacchi dice che ti fa fare un giro? Io burlesque non ti capisco, non ti apprezzo e pure un po’ mi vergogno. Dita von Teese sarà pure una figa, ma se il burlesque era andare a vedere delle fighe allora tanto valeva chiamarlo “farsi le seghe”.

Scendere in campo (e vincere con un tiro da 4)

14 Gen

Il livello della politica nazionale può essere facilmente misurato guardando alla propria città.
Bologna, aldilà di una folkloristica parentesi salumaia con Guazzaloca, è sempre stato un tenace fortino del PCI prima e dei (P)DS poi. Contenti tutti? Si dai, si è sempre stati da dio, ci baciamo quotidianamente i gomiti e ci piace essere nati in un piccolo paradiso socialista in cui l’economia funziona bene, la sanità funziona bene, le scuole si valà, c’è un traffico della madonna però insomma, tanto (concludo con gli stereotipi) siamo gente che va piano e c’ha la pancia piena.

La parentesi queer folk del sosia di Platinette quando non è Platinette (1, 2) ha però scoperto le carte sullo stato di salute mentale dell’elettorato bolognese, pronto a farsi carico di un idiota per 5 anni, seguiti poi da altri 5 anni di Hitler senza i baffi da cretino nonchè ex sindacalista. L’elezione di Cofferati è uno sbaglio comprensibile però, dopo 5 anni di amministrazione soporifera persino Dj Francesco avrebbe raccolto risultati strepitosi vestendosi da coglione inneggiante alla figa, cioè presentandosi genuimanete per quello che è. Perciò Cofferati = plebiscito. Nessuno se lo immaginava e poi è finita come è finita, tirandosi i piatti, restituendo i regali, riprenditi i tuoi dischi, queste mutande sono tue, addio.

Ora il PD candida, attraverso quello strumento super democratico ma assurdamento stupido-cazzo-siete-un-partito-decidete-qualcosa-ogni-tanto-datecene-uno-figo Flavio Delbono. Su cui, per pietà umana, tacciamo.
Dall’altro lato c’è una lista civica che ricandida Guazzaloca, prendendo una probabile minoranza bulgara e poi c’è il sorpresone di inizio anno. Quell’avvenimento che pensi “sicuro sicuro nella top ten a dicembre” e alla fine a luglio già non ti ricordi più mentre mandi giù l’ennesimo cocktail fatto male mentre una spagnola in erasmus cerca di vomitarti sulle scarpe. Ecco.

Oggi pomeriggio si è candidato sindaco Alfredo Cazzola. Non vince, ma mettiamoci su un caffè che prende almeno il 30.

Ok, dai. Chiudiamo qua le cose divertenti, pensiamo piuttosto al ritorno d’interesse per i grandissimi Black Box grazie alla suprema feel good hit of the winter di J Ax. Messi in contatto da chi? Ma da lui!

Magic moments

15 Dic

blackshout

Il sapore antico del crederci

8 Dic

Lungi da me insozzare le evengeliche pagine di questo blog con argomenti di natura politica italiana ma:

ieri sera da Fazio ho visto Renato Soru dire cose di sinistra per davvero e pareva fosse tutto finto.

Razionalità di ritorno

21 Nov

Ministro, lei che cosa direbbe al padre di Eluana? «Io non lo so proprio che cosa gli direi. Qui, se lei mi fa la domanda, dico che non sarei capace di chiedere di staccare la spina a un figlio. Non ce la farei. Separarsi da un figlio in questo modo è l’inimmaginabile. Essere tu a spingerli nel buio… come si fa? Ma di dire una cosa del genere son capaci tutti. La verità è che senza il dolore, non si può dire niente. Uno parla in una realtà normale, quotidiana, e l’altro è da tutt’altra parte. È da solo su un altro pianeta». Insomma, di esperienze di questo genere non si può parlare? «E come si fa? Qualcuno è capace di dire quello che deve fare a una persona che ha vissuto per sedici anni nel dolore totale? Di dare consigli a chi ha visto per sedici anni il dolore di una figlia? È troppo. Si getta la spugna». Un incredibile Umberto Bossi, su corriere.it

Yma Sumac

5 Nov

Chi è, direte. Giusta domanda.
Yma era una delle voci più belle e particolari della musica exotic, sudamericana ma più generalmente world. Mambo! del 1954 è un disco esagerato, malinconico e spavaldo, incredibilmente a fuoco sulle capacità della principessa. Va dal bebop passando ai tropicalismi antelitteram il tutto dentro ad un contenitore pop da colonna sonora di James Bond. Era un soprano e aveva 4 ottave di estensione, con quella voce ne faceva di ogni.
È morta pochi giorni fa e l’ho scoperto da poco, ma anche se non l’avete mai sentita nominare prima sicuramente conoscerete questa: