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Alti livelli di awesomeness

23 Ott

È uscito da qualche giorno eppure sembra che in giro si parli d’altro e io non lo capisco. The Dance Paradox di Redshape è il disco dell’uomo che da almeno tre anni propone uno degli esempi migliori di come la techno possa essere affiancata alla parola “dramma” e poi a quella “dagliene” e infine all’inevitabile “figata”. Redshape che se ne va a spasso per i suoni Chain Reaction, Warp e anche un po’ della piacevole ruvidezza della O-Ton, ma è la cura del dettaglio che lo tiene lontano una spanna da quasi tutti, la stessa cura che ci mette Shed, che ci mette Shack e che quest’anno ha sublimato dentro Moth\Wolf Cub di voi-sapete-chi. Redshape fa una cosa però che ho trovato solo dentro la visionarietà di Omar-S: ci mette il funk. Quell’attitudine che dovrebbero iniettare dentro chiunque, la passione per le bassline storte.

E come al solito si ringrazia anche la Delsin. Il resto è mancia.

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Il suono dietro la maschera

9 Giu

Produttore quatomeno efficace in ogni sua uscita, episodicamente ma sempre più spesso: necessario.
Redshape aka redshape non ha nome né volto, si presenta con la sua maschera e molto banalmente con la sua musica. L’approccio è il solito da intellettualoide della techno: Mad Mike docet. Il punto è che il signorino dietro alla maschera sa il fatto suo e conosce i punti giusti dove andare a parare sia per dare il tiro giusto alle canzoni sia per dare quello spessore che alla caterva di produzioni techno post-2000 è mancata per gran parte.

Citare Hawtin e BC pare banale e ripetitivo e se -seppur con le dovute precauzioni- il suo suono è accostabile alla scena berlinese il nostro è tra i pochi ad aver coltivato un gusto melodico essenziale ma mai banale, per intenderci (e per intenditori) vicino a quel bellissimo disco che è Snowboarding in Argentina degli Swayzak; la “cosa dub” però è assai più sviluppata rispetto a Taylor & Brown, e l’ossessione per la cura del suono è evidente già dai primi ascolti di un colossale ep come Telefunk: tra i must have di inizio secolo.

Le affinità con i big però non si fermano lì dove arriva Telefunk, dal 2006 Redshape sbaglia pochissimo e si impone progressivamente come una delle teste di ponte per lo sviluppo della techno attuale (Mathew Jonson lo suona costantemente nei suoi set, tanto per raccontarcela tutta). Con Unfinished Simmetry, semplicemente, scoppia. Tira una riga dritta tra berlino e detroit e ci starnazza dentro con tutto il gusto europeo che non sa nascondere dietro alla maschera. La title track con le sue melodie circolari e il gusto analogico di queste posato sopra alla pressochè stagnante ritmica segna il passo con tutto ciò che hanno rappresentato le scoreggine dell’ondata di hype creatasi attorno al mondo minimal: la profondità del suono che parte dai synth e tocca il centro della terra con una bassline di rara compattezza è puro piacere.

Ritorna ora con Plonk e scordatevi pure quanto ho scritto sopra. La formalità del suono viene spazzata via per fare spazio ad una bufera di subwoofer e crescendo percussivo rave (non è un caso che venga masterizzato e prodotto al Dubplates & Mastering di Berlino, aka Hardwax). Dopo aver dominato in lungo e in largo il 2008 con il take su Yuro & Trago (e-sa-ge-ra-to!) eccolo alle prese con altra materia elettronica, questa volta vicina alla Kompakt, ma che da essa rimane comunque circostanziata nel piglio maleducato di certe produzioni tedesche.

Redshape non è il qua ed ora, sta un passetto più avanti. Voi probabilmente siete già in ritardo.

Redshape live @ Brancaleone, Roma

P.S. abbuffarsi dai cataloghi Delsin, Sytrax e Rush Hour per chi apprezza, ma anche Theo Parrish e Newworldaquarium.