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Delle chitarre indiepop, di quando ero deciso e di un altro paio di minchiate che ho in testa da giorni

19 Lug

Compilare compile è come mettermi a cucinare, stesso processo di rilassamento e distacco dal mondo attorno. Potrei starci dentro ore e ore e ore senza emettere suoni, concentrato sulla cosa. Ma non è del fare le compile il punto, il punto è che dopo anni e anni e anni di roba che per sei, sette o anche otto minuti variava con costanza e a volte con casualità su sé stessa, raramente proponendo una forma canzone andando a finire sempre e comunque nell’ovatta tenera come mia madre della legna, beh insomma dopo anni così è da qualche mese che sono in dissidio. Ho un conto aperto che non chiudo, che non mi preoccupo di chiudere e che non mi porta particolare disagio. C’è attorno a me chi sa fare molto meglio di quanto facevo io il sentire la legna, avercela in testa e buttarla sul piano inclinato dell’hyperism. Così un bel giorno di troppo caldo mentre spulciavo vecchissime compile di chissà quanti anni fa ho ripreso questa che è elegantemente intitolata “fuffa o no?” e di fatto quello è: fuffa ma anche no. Chitarre indie, ritornelli, malinconie assortite, coriandoli, bottiglie di birra e Death Cab For Cutie. Cose così. Bello, bellissimo canticchiare “and you’re walking away, but where to go to? And you’re walking alone, but how to get through? If you wanna get it right you can own what you choose, but you wanna live a lie, and love what you lose” con il finestrino giù e il braccio fuori, goduto delle mie stonature e felice del mio ego fomentato da chi si volta a guardare e magari spero anche che riconosca il brano, o che gli rimanga per caso in testa a lui che comunque nella vita Ligabue, Subsonica, Afterhours e di recente i Temper Trap da RadioDJ. Insomma, è un periodo strano della mia vita, sono otto mesi che non ho un giorno di ferie, venerdì avrò mezza giornata libera perchè giovedì mi sparo gli Editors (e vabbè) e i Groove Armada a Livorno, ma il 24 perdo gli Underworld perchè suono con Lo Stato Sociale a Senigallia e recupero andando l’11 di settembre alla O2 arena di Berlino con i suddetti più Van Dyke e Van Buuren: fiera della legna. E il 10 i Moderat all’estragon.

L’estate è iniziata, io me ne sto accorgendo pianopiano.
Mi sono tagliato i capelli.
Sto diventando grande tornando piccolo.

E di quella volta che sognai l’estate ad agosto

12 Feb

2008, estate, bologna, solitario tra fidanzata al mare e genitori impegnati con i nipoti ho passato tre notti a fare canzoni. All’epoca andavo più forte per molti versi su certe cose, suonano lo-fi comunque, manca una normalizzazione degna e magari un eq fatto con un impianto professionale. Posso scusarmi finchè mi pare, tanto ho perso i progetti e rimarrano per sempre così, nel loro mp3 a media qualità, con pochi bassi di presenza e la poca voglia di arrangiare un minimo quel che era possibile arrangiare.
Static Summer EP era il titolo, per un paio d’anni ha preso muffa digitale dentro il mio archivio, l’ho riascoltato ieri per altre coincidenze e magari i tempi sono maturi perchè chiunque possa autoinfliggersi il canto del cigno del materiale targato SushiNoGoten. E’ elettronica a caso, tra drill’n’bass, house-pop e giochini. Ai pochi che l’ascoltarono è piaciuto, magari invecchiando è migliorato (speriamo).

SushiNoGoten – Static Summer EP [2008, Teppa Rec]