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Janelle

27 Mag

Where were you in ’85? Janelle nasce nel 1985, ad oggi segna 25 anni e due dischi compreso quello di cui leggete in questo istante la recensione. Janelle nasce con il destino segnato di chi -come tante prima di lei- ha le pelle nera, il sangue rosso e il cervello impegnato in una continua messa black. Apriti cielo, prendiamo Brown James, Hayes Isaac, Gaye Marvin, prendiamo i funkadelic e anche scavando più indietro l’immensa Ella Fitzgerald e la regina Aretha. Scappiamo avanti decenni per Sade prima ed Erykah Baud poi, sorvoliamoli questi decenni di musica black, dai blues del delta fino alla techno di detroit e in mezzo r&b, funi, suol, fascinazioni scifi, house, morte, resurrezione.

The ArchAndroid parte dalla copertina suggerendoti cosa Janelle voglia essere, per prenderti per mano e renderti pacifico, in sintonia con gli africanismi, i mantra e le fughe arty. Janelle a 25 vuole essere già regina e non usa mezzi termini per arrivare alla vetta.

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Puoi sentire il funk

10 Gen

Capelli afro, blackexploitation, un giro di basso killer, il salto della corda in mezzo alla strada, le pontiac. Che fissa.

Gil Scott-Heron – The Bottle

Dance, nothing left for me to do but dance

17 Nov

Jamiroquai – The Return Of The Space Cowboy [Sony, 1994];
Jamiroquai – Travelling Without Moving [Sony, 1996];
Jamiroquai – Synkronized [Sony, 1999];
È tutto nel funk, nel giro di basso e il trip più acido che ci si possa tirare quando si suona. I primi due dischi sono roba da fattoni di primordine, con frequenti capatine nella lucidità per poi tornare giù nel acid jazz a 100 all’ora. Synkronized è l’inizio della fine, però Canned Heat è roba house con un basso assassino e gli archi che vanno e vengono e lui che fa l’isterico. Da sola è 9.

Wilson, Heard, Owens

Wilson, Heard, Owens

Fingers Inc. – Another Side [2xLP, Jack Trax, 1988];
Summer of ’88 = acid house. In inghilterra stavano impazzendo dopo aver ascoltato tutto il giorno i phuture, dj pierre era il negro più famoso del mondo e le pasticche erano giusto dietro l’angolo. I KLF erano pronti a fare il botto e gli 808 State erano ben più chedegli emergenti.
Larry Heard altresì conosciuto come “una ottima alternativa a dio” con i suoi Fingers Inc invece se ne esce con questa cosa che, a scanso di inconcepibili equivoci nati con i primi singoli, è la maturaità dalla house. Deepness a profusione, cantati soul, funk robotico e plastico, archi, sample e selvaggina. È una storia di quelle da raccontare ai figli, perchè Heard, Owens e Wilson pubblicati dalla Jack Trax sono peggio dell’attacco dell’Olanda di Cruyff e hanno portato l’house in classifica, l’hanno pulita da un passato ghettostyle ancora serpeggiante e hanno tirato le fila delle produzioni da lì fino a qui, cioè 20 anni dopo. Molto banalmente obbligatorio.

Marco Carola – Bloody Cash [12″, Plus8, 2008];
Dopo alcune uscite poco significative il napoletano torna a sfornare cose di buon gusto e soprattutto ottimi tool da dancefloor. La falsariga è quella di Smith & Selway, techno pestona quanto basta e un sacco di percussioni, qui tutto più morbido con la title track che si muove con un synth sinuoso e quello shaker che fa tanto balearic. Buona la terza, Pampero, che fa lo stesso gioco della prima ma con un accneto più underground e notturno. Non siamo su grandi livelli, ma prendiamolo come un riscaldamento.

Mr. Oizo – Positif EP [12″, Ed Banger, 2008];
Voto negativo per Oizo che fa da dieci anni lo stesso pezzo e per il suono Ed Banger che ha rotto il cazzo alla grandissima. Non siete Kid606 e speriamo che morite.
C’è in mezzo un rmx di LFO da mettere nella guida “fenomenologia della minchiata”. È una tragedia.

ex-Pylon – Daemon Oak [l’ha trovato maxcar e rendiamogli grazie]; 8/10
O TECHNO O MORTE! Roba old school da lacrimoni agli occhi, questo tizio fa dei numeri indegni e ci pesta come un dannato di sola bassline. Tra Beltram, Rush e la prima roba UR con i suoni del 2008 e un’attitudine da nazista di merda.

Amore09 @ Roma, la lineup;
Cariatidi.

Questo blog aggiornato sempre di meno risorgerà (spero).

O metallurgia o morte

6 Nov

Il nuovo singolo di Zombie Nation, più funk dei Justice meno metal dei Motorhead, rave come Everyday It’s 1989 di Moby. Annunciamo la morte degli ’00. Bentornati ’90s (con annesse camicie a quadrettoni viste in giro da qualche tempo).

E poi d’improvviso Sandstorm di Darude, Kernkraft 400 dello stesso Zombie Nation, What Time Is Love dei KLF ma soprattutto Yerba Del Diablo dei Datura. Albertino lo sa. Come lo scarico del cesso che fa il vortice, sempre più in basso, un edonismo ingenuo, la bassline di plastica con i suoni dell’uovo kinder ma tirati a lucido, il tiro in ogni canzone che non lo devi inseguire ma è lui che spinge, french touch, techno teutonica, rave is king, la cassettina e l’amico dj, prima di essere noi i dj, la Dj Parade e i remix di Madonna che nessuno suonava per davvero. Persino Villalobos che intitolava un pezzo 808 the bassqueen ed era una roba da paranoia stupenda. Non so se rendo l’idea di Villalobos che non minimaleggia, un’altra epoca per davvero.
E aldilà delle cazzate a volte penso che lì dove persino il punk e l’hardcore hanno fallito la musica elettronica da ballo è riuscita. Sono un paio di decenni e più che si porta dietro, anche se ormai sottilesottile, un messaggio politico. Dall’ironia per gli stereotipi che autoinduce, la lotta contro l’uso delle droghe, libertà sessuale, nei costumi, magari non vogliamoci bene però andiamo avanti che sennò si finisce a lucidare le maniglie sul Titanic, una roba magari non troppo pesante come la UR, ma neanche Danny Tenaglia tutte le sere. Come con gli alieni: i believe.