Tag Archives: house

Isn’t it a lovely day to be in love?

3 Ott

Attualmente la cosa che più preferisco in ambito house spazzolata (quasi più di Theo Parrish?).

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Diggin’ today

20 Mag

Da STL – Silent State [Smallville Records]. Dopo il bellissimo Nocturnal Mixdown un altro ep di house profonda, granulosa e con l’inquietudine di chi disintegrerà tra poco. Stephan è il mio uomo per il 2009.

DeKoding 9

16 Mar

For Kode9,” he describes, “it’s nice to stir elements of UK house, hip-hop, grime, dubstep, techno and garage into the pot, without too many pre-conceptions about what you should or shouldn’t do. As micro-scenes get older, you have all these unwritten rules and habits that define the boundaries of a scene. They kind of plague you, and block you as a producer. They become toxic. Any tactic that helps you forget these when you need to is handy. [FACT magazine]

NY Touring Club

16 Ott

A noi Dj Scandella, a loro Nicky Siano che da l’addio al deck:

over the past few months, there has been one significant and stable destination for clubbers looking to wind down the weekend properly: Nicky Siano at Santos Party House. Siano has said that this will be his final hurrah, and on this evening it seemed very much like a victory tour. It was hard to tell if there was a track played that had been made after 1985 throughout the night. (Talking Heads was the closest we got.) To the guy wearing the fisherman’s vest, the lady with the white gloves, the girl with the “music defines me” t-shirt or the guy literally pawing one of the pillars, I’m pretty sure this was exactly what they wanted to hear anyway. [RA: Clubbing In New York]

Usando le parole di un altro: c’è troppa poca gente funk in questa città.

Carta da parati per il ballo

3 Apr

È qualche settimana che ragiono sulla musica da ballo, ci costruisco sopra castelli che poi disfo in continuazione finendo poi con mettere assieme pezzi qua e la, cercando una via che mi possa permettere di leggere con soddisfazione ciò che questa musica porta con sé. Credo che la musica da ballo, espressione diretta di un certo tipo di sottocultura nata durante il ‘900 -accresciuta sempre di più dagli anni ’50 ad oggi-, quando raggiunge l’obiettivo di divertire e fare appunto ballare abbia già soddisfatto i criteri base per cui è nata. Il percorso forse è troppo meccanicistico, troppo lineare, facile, ma non penso sia per questo un punto a sfavore.
Il di più, quello che il benpensare apostrofa con “trasfigurazioni per l’anima”, è un’aggiunta che la critica musicale ha voluto affibbiare alla Detroit techno per poter giustificare una musica divertente creata da macchine, il cui spessore accademico maggiore era quello di Derrick May che sapeva imbracciare qualche strumento, gli altri erano delle capre che facevano cose praticamente a caso (tutti, dai primi esperimenti di Levan, passando per Knuckles, Hardy e Dj PIerre). Prima dell’avvento delle macchine i musicisti di swing, disco, northern soul o che altro si sono sempre occupati di costruire un’estetica piuttosto patinata attorno ai loro prodotti danzerecci, il cui contenuto era pressochè limitato all’efficacia della canzone stessa.

Il messaggio dietro a certe produzioni moderne è solo un contorno che l’autore aggiunge, raramente, e non è comunque autoevidente dal prodotto stesso. Per ogni canzone uscita da Detroit c’erano 10 manifesti e, all’infuori del nichilismo Millsiano o la poetica sonora di cose come Galaxy 2 Galaxy -espressioni peraltro meta-musicali-, non c’era nulla che nella musica potesse ricondurre alla lotta di classe, la riaffermazione della cultura nera o all’industrialismo degenerato della Motor City.

La produzione di musica dance è vincolata alla sua riuscita all’interno di un contesto determinato, a volte valido anche per il semplice ascolto svagato, ma la presenza di una semantica secondaria a quella musicale: a) non è primigenia, b) è contestualizzata a musiche elettroniche (ma non necessariamente, anche se in prevalenza) che non si rivolgono ad un certo tipo di ambiente come prima scelta. Alcuni esempi di ibridazione esistono e si pongono spesso come specchio di una transizione da un mondo all’altro (Orb, Autechre, Aphex) e molto più raramente presentano le capacità di poter fare da ponte tra i due poli (Underworld).

La musica da ballo creata dalle macchine, la house dei primi anni come momento di distacco, sorpassa sia quel punk che si proponeva di unire disimpegno nella costruzione musicale ed impegno nel simbolismo estetico-ideologico, sia l’hardcore americano che finì distrutto in buona parte dalle sue mani, arrivando ad essere una musica senza forma ma che può assumerle tutte; non è un contenitore da riempire perchè nacque come rottura e tuttora nelle sue espressioni maggiori è aggregante senza limitazioni, ma si presta a portare con sé il senso che ogni suo padre ritiene giusto affiancarle.