Tag Archives: puoi sentire il funk

Zero assoluto, moccia, eros ramazzotti e l’amore come una faccenda assolutamente non triste

8 Feb

aka una tirata assolutamente gratuita per giustificare un video in fondo al post.

L’italica passione per Il Dramma è affare noto e ben conosciuto, il vittismo misto al romanticismo e alla nostalgia di un piatto di spaghetti segnano un triangolo della bermuda del sentimento da cui è difficile, non dico scappare, ma anche solo non farsi influenzare. Il bombardamento emozionale a cui veniamo sottoposti sin da piccoli diventa un retaggio con cui guardiamo alla Canzone d’Amore, un carico da novanta che appoggiamo sul groppone dell’armonia maggiore, del tempo in quattro e dello sguardo contrito che segna il triangolo della bermuda del compositore da classifica. Ecco all’orizzonte un catalogo di storie d’amore magari a lieto fine, magari non così tormentate, magari normali, magari jovanotti, ma che suonano tutte almeno ad un piccolo passettino dal lasciarsi cadere nel burrone della Disperazione Amorosa (senza contare la quantità folle di quelle che, dentro al burrone, gravitano pasciute).
In mezzo a questo rumore semantico di sottofondo riassumibile in poche parole: Giulio Rapetti Mogol, fuggo a gambe levate verso l’altro lato dell’Atlantico in cerca di qualcosa che faccia bene, un’iniezione di sole endovenosa che tratti la materia Canzone d’Amore come una cosa leggera, che scarti lo stereotipo e affondi direttamente dentro una ciotola di sabbia e calore, roba che si senta che ti fa muovere qualcosa in più che un sopracciglio e che vada diretto al punto della situazione: che le cose andranno anche di merda, ma possono sempre diventare meravigliose. Bill Withers è il mio uomo.

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Alti livelli di awesomeness

23 Ott

È uscito da qualche giorno eppure sembra che in giro si parli d’altro e io non lo capisco. The Dance Paradox di Redshape è il disco dell’uomo che da almeno tre anni propone uno degli esempi migliori di come la techno possa essere affiancata alla parola “dramma” e poi a quella “dagliene” e infine all’inevitabile “figata”. Redshape che se ne va a spasso per i suoni Chain Reaction, Warp e anche un po’ della piacevole ruvidezza della O-Ton, ma è la cura del dettaglio che lo tiene lontano una spanna da quasi tutti, la stessa cura che ci mette Shed, che ci mette Shack e che quest’anno ha sublimato dentro Moth\Wolf Cub di voi-sapete-chi. Redshape fa una cosa però che ho trovato solo dentro la visionarietà di Omar-S: ci mette il funk. Quell’attitudine che dovrebbero iniettare dentro chiunque, la passione per le bassline storte.

E come al solito si ringrazia anche la Delsin. Il resto è mancia.

Come Dio remixato da Gesù

17 Giu

C’è questa compila Verve \ Remixed che non è niente di speciale. Ci sono remix spesso normali e a volte scadenti su artisti spesso storici e leggendari. C’è Pilooski su Nina Simone, gli Psapp su Astrud Gilberto, Mocky su Anita O’Day e così via. Niente di sconvolgente dicevo.

Fino a quando Kenny ‘Dope’ Gonzalez non prende per mano James Brown e si fa tirare giù fin sotto le ascelle del funk: il risultato è roba da Masters At Work nell’incarnazione Nuyorican Soul mandati in giro con il pantalone a zampa.

James Brown – There Was A Time (Kenny Dope remix)