Tag Archives: techno

una canzone per l’estate

14 Lug
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Uno di cui la gente si fida

20 Lug

Burial & Four Tet – Moth;
Beat Pharmacy – Rooftops;
Intrusion – Tswana Dub (Beat Pharmacy dub);
Claude VonStroke – Who’s Afraid Of Detroit (Deepchord rmx);
STL – Silent State;
Redshape – Telefunk;
Ricardo Villalobos – 808 The Bassqueen;
Ame – Ensor \ Sebrok – Concorde;
Moderat – Rusty Nails (Booka Shade rmx);

SushiNoGoten – Moonwalking on the wild side

Il due di agosto

8 Ago

Spammare su MySpace con questo caldo è una faticaccia, specie per una canzone sola. Insomma, io ci sto provando seriamente a fare robe più deep possibile anche se il suono non è molto prof e certi strumenti vengono ancora fuori troppo spigolosi per i miei gusti. Il risultato però mi soddisfa e lo butto qui, che posso spenderci due parole e spammare con meno fatica (tutti spammano su MySpace, se spammo anche io chi se ne accorge?).

Il tocco emo è che il due di agosto sono diventato zio per la seconda e terza volta a distanza di 20 minuti, e sono le prime donne in famiglia Guidetti dopo una settantina di anni. La cosa spacca!

SushiNoGoten – 2 Agosto

Carta da parati per il ballo

3 Apr

È qualche settimana che ragiono sulla musica da ballo, ci costruisco sopra castelli che poi disfo in continuazione finendo poi con mettere assieme pezzi qua e la, cercando una via che mi possa permettere di leggere con soddisfazione ciò che questa musica porta con sé. Credo che la musica da ballo, espressione diretta di un certo tipo di sottocultura nata durante il ‘900 -accresciuta sempre di più dagli anni ’50 ad oggi-, quando raggiunge l’obiettivo di divertire e fare appunto ballare abbia già soddisfatto i criteri base per cui è nata. Il percorso forse è troppo meccanicistico, troppo lineare, facile, ma non penso sia per questo un punto a sfavore.
Il di più, quello che il benpensare apostrofa con “trasfigurazioni per l’anima”, è un’aggiunta che la critica musicale ha voluto affibbiare alla Detroit techno per poter giustificare una musica divertente creata da macchine, il cui spessore accademico maggiore era quello di Derrick May che sapeva imbracciare qualche strumento, gli altri erano delle capre che facevano cose praticamente a caso (tutti, dai primi esperimenti di Levan, passando per Knuckles, Hardy e Dj PIerre). Prima dell’avvento delle macchine i musicisti di swing, disco, northern soul o che altro si sono sempre occupati di costruire un’estetica piuttosto patinata attorno ai loro prodotti danzerecci, il cui contenuto era pressochè limitato all’efficacia della canzone stessa.

Il messaggio dietro a certe produzioni moderne è solo un contorno che l’autore aggiunge, raramente, e non è comunque autoevidente dal prodotto stesso. Per ogni canzone uscita da Detroit c’erano 10 manifesti e, all’infuori del nichilismo Millsiano o la poetica sonora di cose come Galaxy 2 Galaxy -espressioni peraltro meta-musicali-, non c’era nulla che nella musica potesse ricondurre alla lotta di classe, la riaffermazione della cultura nera o all’industrialismo degenerato della Motor City.

La produzione di musica dance è vincolata alla sua riuscita all’interno di un contesto determinato, a volte valido anche per il semplice ascolto svagato, ma la presenza di una semantica secondaria a quella musicale: a) non è primigenia, b) è contestualizzata a musiche elettroniche (ma non necessariamente, anche se in prevalenza) che non si rivolgono ad un certo tipo di ambiente come prima scelta. Alcuni esempi di ibridazione esistono e si pongono spesso come specchio di una transizione da un mondo all’altro (Orb, Autechre, Aphex) e molto più raramente presentano le capacità di poter fare da ponte tra i due poli (Underworld).

La musica da ballo creata dalle macchine, la house dei primi anni come momento di distacco, sorpassa sia quel punk che si proponeva di unire disimpegno nella costruzione musicale ed impegno nel simbolismo estetico-ideologico, sia l’hardcore americano che finì distrutto in buona parte dalle sue mani, arrivando ad essere una musica senza forma ma che può assumerle tutte; non è un contenitore da riempire perchè nacque come rottura e tuttora nelle sue espressioni maggiori è aggregante senza limitazioni, ma si presta a portare con sé il senso che ogni suo padre ritiene giusto affiancarle.

A spectral Radiance

15 Gen

Radiance è una netlabel con base a Jesolo, nata da un’idea di Massimiliano Vianello (aka Pixel Music), che in pochissimo tempo ha già avuto modo di farsi conoscere. Anche e soprattutto all’estero. Dopo cinque uscite è giunto il momento di fare il punto della situazione a venire con una compilation: A Spectral Radiance vol.1. Il disco, in free download, include chi ha già pubblicato per la label e chi ha ancora il proprio asso da giocare. La partita si gioca sulle molteplici visioni della techno, del dub e dell’idm del rooster. Il risultato mi sembra ottimo e, all’infuori dell’inevitabile partigianeria, credo siano un prodotto e un’etichetta che fanno ben sperare per le nuove leve dell’elettronica italiana.

Introdotto al beat

18 Ott

Oggi è successa una cosa che non avrei mai sospettato quando, più di 3 anni fa, incominciai ad avventurarmi nel mondo dei blog; prima con due inossidabili amici e poi in solitaria, iniziando a straparlare di musica e tante pagine di agendina del chissenefrega. Oggi è successa una di quelle cose che ricompensano di ore passate a scrivere su ore passate ad ascoltare, un po’ per culo e un po’ perchè, poco modestamente, mi piace pensare che così male in fondo non sono, beh una email di Giorgio Valletta mi ha invitato al Club To Club Festival per chiaccherare di musica, ascoltarne di eccellente ed assistere a conferenze sullo stato (di salute) dell’arte musicale-visuale.
Per me che in questi tempi soffro di una senilità imbarazzante per i miei 22 anni con tanto di commozioni per medaglie, dischi e telefilm (!!!) è stato un colpetto, finalmente le cose girano un po’ per il verso giusto.
Quindi dall’8 al 10 di novembre ci si incontrerà in giro per Torino, per chi fosse del posto sono ben accette indicazioni di enoteche\osterie\birrerie dove svernare la dura vita dell’introdotto. Per chi non ci sarà farò del mio meglio per raccontare tutto il possibile.
Finalmente vedrò Jeff Mills!