Zero assoluto, moccia, eros ramazzotti e l’amore come una faccenda assolutamente non triste

aka una tirata assolutamente gratuita per giustificare un video in fondo al post.

L’italica passione per Il Dramma è affare noto e ben conosciuto, il vittismo misto al romanticismo e alla nostalgia di un piatto di spaghetti segnano un triangolo della bermuda del sentimento da cui è difficile, non dico scappare, ma anche solo non farsi influenzare. Il bombardamento emozionale a cui veniamo sottoposti sin da piccoli diventa un retaggio con cui guardiamo alla Canzone d’Amore, un carico da novanta che appoggiamo sul groppone dell’armonia maggiore, del tempo in quattro e dello sguardo contrito che segna il triangolo della bermuda del compositore da classifica. Ecco all’orizzonte un catalogo di storie d’amore magari a lieto fine, magari non così tormentate, magari normali, magari jovanotti, ma che suonano tutte almeno ad un piccolo passettino dal lasciarsi cadere nel burrone della Disperazione Amorosa (senza contare la quantità folle di quelle che, dentro al burrone, gravitano pasciute).
In mezzo a questo rumore semantico di sottofondo riassumibile in poche parole: Giulio Rapetti Mogol, fuggo a gambe levate verso l’altro lato dell’Atlantico in cerca di qualcosa che faccia bene, un’iniezione di sole endovenosa che tratti la materia Canzone d’Amore come una cosa leggera, che scarti lo stereotipo e affondi direttamente dentro una ciotola di sabbia e calore, roba che si senta che ti fa muovere qualcosa in più che un sopracciglio e che vada diretto al punto della situazione: che le cose andranno anche di merda, ma possono sempre diventare meravigliose. Bill Withers è il mio uomo.

Un classico digestivo

Album:

1. Burial & Four Tet – Moth/Wolf Cub
2. Shackleton – Three EPs
3. Uochi Toki – Libro Audio
4. Josh Wink – When a Banana Was Just a Banana
5. STL – Silent State EP
6. Intrusion – The Seduction of Silence
7. Redshape – The Dance Paradox
8. Mos Def – The Ecstatic
9. WAX – 20002
10. Radio Slave – Orchestrating Maneuvers In The Dark

11. Martyn – Great Lengths
12. Moderat – s/t
13. King Midas Sound – Waiting For You
14. Moritz Von Oswald Trio – Vertical Ascent
15. Peverlist – Jarvik Mindstate
16. Kryptic Minds – One Of Us
17. SND – Atavism
18. Mulatu Astatke & The Heliocentrics – Inspiration Information
19. HarmonicC313 – When Machines Exceed Human Intelligence
20. DJ Hell – Teufelswerk

Tracce:

1. Burial & Four Tet – Moth
2. STL – Silent State
3. Wax – 20002 A
4. Shackleton – (No More) Negative Thoughts
5. Joy Orbison – Hyph Mngo
6. Major Lazer – Pon De Floor
7. Redshape – Dead Space Mix (edit)
8. Ben Klock – Goodly Sin (Robert Hood Remix)
9. Precious System – The Voice from Planet Love
10. BVDUB – To Live

Genio: Dj Koze
Sregolatezza: Omar-S
Il mixato: Body Language 8 by Modeselektor
Live: Moderat
Label: Smallville + Hyperdub
EPOCALE: 5 years of Hyperdub

Disco del decennio: Daft Punk – Discovery
Gli altri: a casa

500 days of espressioni tristi

Sia ink che la kikka hanno già parlato del filmetto in questione aka “500 days of summer”. Deschanel e l’altro col torace stretto si incontrano in ufficio, lui è uno sfighez fatto e finito ma si dai con della genialità, lei è carina ma psicopatica che vuole farsi una scopata e basta glielo dice già dall’inizio e lui ci rimane male alla fine. Happy ending comunque ma non stiamo a raccontarlo perchè gli è venuto proprio male.
Tutti i connotati per sembrarmi un film di merda: indie, gilet, ballerine, karaoke, ingenuità e molti -troppi- Smiths. Tuttavia non è andata così, non mi ha fatto schifo e non ho brontolato dieci ore sull’aver speso soldi per vedermelo. Cosa sta succedendo? Succederà mica che mi piace Morrisey o che mi compri un gilet coler caghetta? Giammai, però mi sembra che ci sia stato magari un po’ di accanimento, che sarà pure un film non brillante e sufficiente, però secondo me sono girate le balle più del solito. Dico, parliamone. Ed è girata male a chi quell’iconografia lì -quella di lui soprattutto- con il letto senza struttura e la testata disegnata sul muro-lavagna, le cuffie da topolino per ascoltare la musica, i jeans le scarpe le smorfie l’insofferenza e la passione in fondo al tunnel -quell’iconografia lì, dicevo- la sente sua, tutte queste cose che stilizzano e stereotipizzano l’uomo indie hanno smosso un po’ le coscienze, tirando fuori un manipolo di borbottii, giusti mica dico di no, ma che in fondo tante volte abbiamo prodotto e sentito verso altri film ma con meno tamburellare di dita sulle tastiere. Leggerò prevalentemente blogger indie, o forse i blogger sono indie per loro stessa formazione e costituzione molecolare, ma forse si è un po’ sminchiato. O forse -ed è più probabile- in un momento totale di caos della mia vita vedermi un film così mi ha fatto pensare un po’ a me e un po’ ai miei amici, manica di tonti che non sanno assolutamente rapportarsi con l’altro sesso malgrado un decennio o poco più di esperienza. Che la sfiga è la sfiga, ma almeno non ascoltiamo gli Smiths (e chi lo fa, lo fa di nascosto).

Make frico not war

Bologna-Udine-Cividale-Udine-Bologna aka come sei (più uno) bolognesi vanno in gita in friuli.

“Udine è una bella città ma non so se ci vivrei”: tra i molti pregi incontrati -oltre a non dover vivere nel traffico, secondo metro di giudizio della civiltà- si staglia quello di percepire costantemente l’ubriachezza della popolazione più o meno autoctona il cui tasso alcolemico viene mantenuto in quota da una scellerata politica enologica e da un virtuosismo che permette di ignorare la progressione dei prezzi dell’economia di scala. Aggiungiamo anche altri due elementi come il Frico e la gubana allo slibowitz e il quadro clinico si può chiudere. Potrei fare una dettagliata descrizione delle bontà mangiate tra jota, pasta e fagioli e nervetti alla cipolla se solo non avessi vaghi ricordi offuscati dalle lentissime digestioni.
Il Friuli tuttavia si conferma non così distante da ciò che si può vivere in una città come Bologna per quanto riguarda l’organizzazione di serate, anche se con maggiore inesperienza la casistica di imbecillità, casi umani e genuina bellezza dei proprietari\organizzatori non è tanto differente da ciò che si percepisce e vive da questa parte del Po.

Il terrorismo del decibel  è la malattia più grande di ogni città, è il virus che spegne casse, amplificatori e voci ad orari più che discutibili -anzi quasi indiscutibili per manifesta stupidità- impedendo a chi under 40 (under 30?) vorrebbe poter trovare una degna controparte al divertimento alcolico. Organizzare serate significa anticipare orari, incastrare concerti con proiezioni di film a qualche muro di distanza piuttosto che sentire un “tanti auguri a te” che parte tra una canzone e l’altra del gruppo a cui si è fatto da spalla, oppure creare qualcosa di selvaggiamente bello incastonato in un paesino tutelato dall’Unesco e lasciato morire appena dopo le sette di sera perchè mancano collegamenti degni della sponsorizzata qualità di vita, perchè c’è il vicinato e una popolazione reazionaria a cui i giovani, molto banalmente, gli stanno in culo.

A Bologna ci lamentiamo di come le cose subiscano sempre più spesso limitazioni, ma a volte non ci si rende conto di quanta libertà possiamo ancora vantare se relazionata a chi la libertà di divertirsi può viverla solo con il boccaglio o muovendosi verso altri lidi (cfr. il traffico di auto tappate di giovani verso Jesolo).
Suonare fuori dalla propria città offre visuali inimmaginabili su come si muove il paese, anche laddove viene decantata l’enorme civiltà e l’alta vivibilità. Non si può che essere solidali con Alessandra del Navel di Cividale e Andrea del Venti3 di Udine, piccole isole distanti tra loro in cui ancora governa l’umanità.

Tutto in famiglia

Magda. Magda. Magda. Magda, Magda, Magda, Magda, MagdaMagdaMagda… Questa è la cifra stilistica di Magda. La gioviale signorina di casa M_nus ha sicuramente un bel po’ di tempo occupato a far faccende per l’etichetta di Richie e per tenere a bada tutto quel pòpò di ometto. Ogni tanto poi si ricorda di avere un passato da musicista elettronico e dj e viene interpellata dai ragazzi del Fabric per compilare il numero 49 della serie. Bella storia, vediamo un po’ dove è stata condotta la signorina in questi anni nel suo percorso musicale. Da nessuna parte, ecco dove. Rimangono i suoni mnml che osannavamo 4 anni fa e che a me piacciono ancora molto, ci mancherebbe, perchè il bello va oltre la caducità delle foglie sugli alberi, ma un mixato di questa robetta qui nel 2009 è anacronistico. Anche se Hearthhrob è ancora un figo.
Il 50 però ce lo smazza Martyn, allerta.

A Detroit succede un patatrac in casa FXHE. Leggi FXHE e ti si drizzano le orecchie, fai partire il collegamento e arrivi dentro la testa ripiena di polenta taragna di Omar-S e già prevedi esplosioni. Esce 7 Days a nome Big Strick, al banco del mixer a fare tutte le mossette di EQ, compressione, apri tutto e chiudi tutti c’è l’uomo già nominato, all’inventiva c’è il cuginetto Big Strick che ci dona un 5 pezzi di materia house profonda e con l’afrore della maglietta sudata e di un cocktail fatto a modo. Si parlava più in basso di ritorno all’emozione, i due cugini di sicuro ci mettono il loro contributo.
Si dice che la cosa puzzi un po’ come Osunlade – Afefe Iku, che magari è sempre lui, che forse non si sa bene e blabla. Ma chissenefrega eh.

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